La ministra della Difesa sostiene che l'intelligence avvertì il governo, l'Interno nega: “Nessun rapporto prevedeva l’assalto. Le opposizioni attaccano

I servizi segreti avevano avvisato il governo di quanto avveniva al confine. O forse no. Le contraddizioni tra i ministri della Difesa e dell'Interno sulla gestione dell'arrivo di circa 80mila migranti che si sono riversati a Ceuta, exclave spagnola in Marocco, tra il 30 e il 31 luglio, ha fatto scatenare un terremoto politico sull'esecutivo di Pedro Sanchez, già in difficoltà sia per questo episodio sia per le quesioni giudiziarie che lo hanno investito.

La versione della ministra della Difesa e quella del ministro dell'Interno

La ministra della Difesa, Margarita Robes, ha detto in Parlamento che il Centro nazionale di intelligence aveva avvisato le autorità della situazione il 30 luglio. Robles si è scusata e ha sottolineato che il governo ha agito in ritardo. Ma poco dopo, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri (in cui l'esecutivo ha dichiarato "l'emergenza di sicurezza nazionale" nell'exclave, istituendo un "comando unico" affidato al ministro della Politica territoriale, Angel Victor Torres), il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska ha puntualizzato che non c’erano state segnalazioni che avvertissero del fatto che migliaia di persone si stavano preparando ad attraversare il confine dal Marocco. "Non c’era alcun rapporto che lasciasse intravedere che il 30 luglio sarebbe successo ciò che è successo. Qualcuno riesce a capir­e che, se si fosse intravisto qualcosa del genere, con quanto accaduto nel 2021, la questione non sarebbe stata portata all’attenzione delle massime autorità per l’adozione di misure straordinarie?".