di
Federico Rampini
Russia-Usa, la missione del capo della Cia Ratcliffe rientra in una tradizione che risale alla Guerra fredda ed è sopravvissuta al crollo dell’Unione Sovietica. I precedenti di Burns nel 2021 e Brennan nel 2016
Quando i rapporti politici fra Washington e Mosca diventano difficili per la diplomazia ordinaria, spesso entrano in scena le spie. La missione del capo della Cia Ratcliffe in Russia rientra in una tradizione che risale alla Guerra fredda ed è sopravvissuta al crollo dell’Unione Sovietica. Il ricorso ai capi dei servizi non significa necessariamente che sia in preparazione un grande accordo.
Talvolta può indicare il contrario: le relazioni sono così deteriorate che occorre un canale riservato per evitare incidenti, trasmettere avvertimenti, discutere di terrorismo, armi nucleari o scambi di prigionieri. Poco prima del viaggio di Ratcliffe l’intelligence ha rivelato i piani di Putin per ricorrere a nuove mobilitazioni di massa, e minacciare il corridoio di Suwalki che collega la Russia alla exclave di Kaliningrad, incuneata fra Polonia e Lituania, tutte notizie che preoccupano la Nato. Tra i messaggi di cui il capo della Cia può essere portatore va incluso il classico «sappiamo cosa state preparando e vogliamo ammonirvi sulle conseguenze».










