Negli anni e nella pratica del lavoro le dichiarazioni d’amore sono state tantissime, così adesso la notizia diffusa ieri dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che vede Martin Scorsese accettare la presidenza onoraria dei David di Donatello, ha il sapore di un naturale coronamento, un matrimonio annunciato che, prima o poi, andava celebrato: «Il cinema italiano – ha dichiarato l’autore, dopo aver ringraziato il Ministero e la Fondazione per il “prestigioso riconoscimento” – è stato una fonte costante di ispirazione per tutta la mia vita. I film, gli autori e le tradizioni artistiche nate in Italia hanno profondamente plasmato sia la mia concezione del cinema, sia il mio lavoro. Essere legato, in questa veste, all’Accademia e ai Premi David di Donatello, ha per me un significato particolarmente importante. Sarò onorato di sostenere l’impegno dell’Accademia nella promozione internazionale del cinema italiano, della cultura cinematografica, e di contribuire alle sue iniziative e attività culturali». Nessuno come Martin Scorsese rappresenta, nel panorama cinematografico mondiale, un modello di cineasta militante, di autore capace di affiancare al proprio scintillante cammino artistico, l’impegno concreto nella salvaguardia e nella conservazione della settima arte, con uno sguardo sempre attento e sempre concentrato sul cinema del nostro Paese. Uno sguardo che comprende vita, affetti, legami indissolubili con le proprie origini: «La mia esistenza – dichiarava Scorsese, in piedi, davanti alla macchina da presa, in un’immagine in bianco e nero del documentario Il mio viaggio in Italia, datato 1999 – è stata irrimediabilmente segnata dai film del neorealismo». Il ministro Giuli ha fatto sapere di avergli proposto l’incarico «perché pochi autori incarnano come lui il legame profondo tra la grande tradizione italiana e la storia del cinema», aggiungendo che la sua «disponibilità» ad accettare l’offerta «rappresenta un riconoscimento straordinario per la nostra cinematografia, terra delle sue origini». Nelle oltre quattro ore del Mio viaggio in Italia, Scorsese evocava la famiglia di provenienza siciliana, l’abitudine del padre di chiamarla a raccolta, davanti alla tv, per vedere, in un rito di commozione e nostalgia, classici come Sciuscià e Paisà, trasmessi una volta a settimana per gli italoamericani di Little Italy: «Fin da quando, più di 70 anni fa –, ha spiegato il regista nel 2024, al Museo del Cinema di Torino, dove ha ricevuto la Stella della Mole, dalle mani di Giuseppe Tornatore –, sedevo con i miei nonni e i miei genitori a guadare Paisà di Rossellini in tv, il vostro cinema ha occupato un posto speciale nel mio cuore, è stato una presenza che mi ha guidato, sostenuto, spronato nel mio lavoro di cineasta». Nel documentario le memorie prendevano corpo nelle forme più varie, dal filmino girato da uno zio in cui la famiglia Scorsese appare integrata e appagata nella nuova sistemazione americana, agli spezzoni di classici in cui si vedevano i bambini senza futuro di Sciuscià, il piccolo protagonista di «Ladri di biciclette», il partigiano ucciso dai tedeschi di Paisà: «Mi piace dirigere film – aveva raccontato Scorsese nell’incontro torinese –, ma amo anche documentari che mescolano finzione e realtà». La tappa successiva, in quei giorni, era una visita a Polizzi Marina, la città del nonno che, come lui stesso spiegò, si chiamava Francesco Scozzese: «Sapete che il vero nome della nostra famiglia era questo? Gli americani non riuscivano a pronunciarlo bene, così alla fine siamo diventati Scorsese. Il mio sarà un viaggio sentimentale, alla ricerca delle radici, mi piace pensare che, da questa specie di pellegrinaggio, potranno venire fuori altri film». Le riprese italiane, a Cinecittà, di Gangs of New York erano state, a suo tempo, un’altra occasione importante per tuffarsi nel passato: «Mentre giravo, ho ripensato a Fellini, che aveva diretto Satyricon negli stessi luoghi dove stavo facendo il mio film con Leonardo DiCaprio e Daniel Day Lewis, mentre sollevava i sanpietrini nelle strade della Roma notturna, Fellini aveva avuto l’impressione di riascoltare le vicende dell’Antica Roma. Anche a me è successa un po’ la stessa cosa, e il mio film si è poi rivelato una previsione tragicamente azzeccata».
Martin Scorsese, presidente dei David di Donatello: “Onorato di sostenere il cinema italiano”
Il regista: «In questo Paese le radici del mio lavoro». E la figlia Francesca sarà a Torino a girare un corto











