Con l’Autonomous Collaborative Platform Saab porta la Svezia nella corsa europea ai Collaborative Combat Aircraft. Secondo le previsioni, il velivolo potrebbe volare nei primi anni Trenta e diventare uno dei più avanzati Cca europei

Si chiama Autonomous Collaborative Platform (Acp) il progetto con cui anche la Svezia si unisce al gruppo di Paesi europei che perseguono lo sviluppo endogeno dei cosiddetti Collaborative Combat Aircraft (Cca). La società svedese Saab, responsabile dell’iniziativa, ha presentato un modello in scala reale denominato A3 durante le celebrazioni per il centenario dell’Aeronautica militare svedese. Non è ancora un programma di produzione, ma rappresenta la direzione verso cui Saab potrebbe sviluppare il sistema a partire da due dimostratori, A1 e A2, già in fase di sviluppo.

L’obiettivo di Saab è proporre un velivolo non solo realizzato in casa, ma anche più sofisticato rispetto ai Collaborative Combat Aircraft statunitensi. L’Acp dovrebbe essere in grado di operare in spazi aerei fortemente difesi e svolgere missioni di combattimento aria-aria, guerra elettronica, soppressione delle difese aeree e attacco di precisione in profondità. Il sistema è pensato soprattutto come complemento del Gripen E. Saab immagina il caccia con equipaggio come comandante tattico di uno o più Acp, operando insieme anche al GlobalEye. Il pilota potrebbe così coordinare una formazione di piattaforme autonome, aumentando sensori, armi e capacità disponibili senza esporre necessariamente un equipaggio alle missioni più pericolose.