Sì ai divieti mirati di accesso dei minori ai social network. È quanto scritto dal Consiglio costituzionale francese (decisione n. 2026-911 DC del 14 agosto 2026), che ha sì stoppato la legge francese sulla protezione dei minori dai rischi causati dai social, ma solo perché non perimetra con precisione l’ambito della tutela e, quindi, rischia di tenere fuori i minori di età anche da social “buoni”. In sostanza, dice il Consiglio, bisogna allungare l’elenco dei servizi e dei casi esclusi dal divieto, che peraltro già la legge contiene, ma sono limitati. In questo senso, va interpretata la formula contenuta nella decisione, nella quale si attesta che la legge viola la libertà di espressione e di comunicazione «in modo non appropriato, necessario e proporzionato all'obiettivo».
Dunque, non è una decisione “politica”, che boccia il divieto dei social per i minori. Al contrario, è una decisione “tecnica”, che esige dal legislatore che faccia bene il suo mestiere e cioè scrivere bene le leggi.
Al riguardo, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha disposto la revisione del testo, dichiarando l’intenzione di far entrare in vigore la riforma entro la primavera del 2027, prima della scadenza del suo mandato presidenziale.






