Luis Manuel Aviles contava i giorni uno per uno. Da settimane aspettava l’abbraccio del figlio Joshua, marinaio a bordo della portaerei Uss Abraham Lincoln, di ritorno da nove mesi di servizio in Medio Oriente per la guerra con l’Iran. Nella mattinata di sabato 22 agosto, vicino a un supermercato di Key West, in Florida, il Border Patrol - l’alter ego dell’Ice per quanto riguarda la polizia di frontiera, entrambe agenzie federali - lo ha fermato mentre portava l’auto dal meccanico e lo ha preso in custodia. “Era felicissimo, contava le ore e le settimane fino all’arrivo di suo figlio, così da poterlo finalmente abbracciare. E poi è successo questo”, ha raccontato la moglie di Aviles a Noticias Telemundo, chiedendo di restare anonima. Joshua ha appreso la notizia via telefono, a migliaia di chilometri di distanza, e ha avuto a disposizione solo Facebook per sfogarsi: “Sono in missione da oltre nove mesi, in mare in Medio Oriente a bordo della Uss Abraham Lincoln, a combattere per un Paese che mi ha dato tutto. Ho appena ricevuto una chiamata: mio padre è stato preso dall’Ice”. Originario del Nicaragua, Aviles vive negli Stati Uniti da vent’anni. Tuttofare negli hotel di Key West, ha accumulato lavori su lavori per mantenere la famiglia. È in possesso della patente, del codice fiscale e di un regolare permesso di lavoro. La figliastra Katty Delgado ha confermato di non conoscere alcun precedente penale a suo carico: “Sta facendo tutto per bene”. Secondo la famiglia, Aviles seguiva il lungo iter per ottenere lo status legale, con tanto di documenti in regola e visite periodiche negli uffici dell’Ice.Il Dipartimento della Sicurezza interna ha confermato il fermo e sostenuto che l’uomo fosse entrato negli Stati Uniti illegalmente in una data e un luogo non specificati. E che resterà in detenzione in attesa del procedimento di espulsione. “Stiamo semplicemente applicando le leggi approvate dal Congresso. Questa amministrazione non sceglie quali leggi far rispettare”, ha dichiarato un portavoce del Dipartimento. Decine di familiari dei militari in servizio attivo, negli ultimi mesi, hanno subito la stessa sorte, nonostante il programma Military Parole in Place (Pip) garantisca ai parenti degli ufficiali dei permessi speciali, la rimozione temporanea delle restrizioni all’ingresso negli Usa e processi accelerati per ottenere la green card.