L’espressione Don’t Repeat Yourself (DRY) non è solo un principio di programmazione elegante, ma è anche una necessità di sicurezza.Ogni volta che la stessa logica viene duplicata in punti diversi del codice, si crea una vulnerabilità sistemica che aspetta solo il momento giusto per manifestarsi. Il problema non è tanto la duplicazione in sé, ma è l’inevitabile divergenza che si crea nel tempo: modifiche, patch, aggiornamenti che vengono applicati in alcuni punti ma dimenticati in altri, e altre inconsistenze che gli attaccanti sanno sfruttare magistralmente.La matematica della duplicazione è crudele: se hai la stessa validazione di sicurezza implementata in 5 punti diversi e c’è una probabilità del 5% di dimenticare un punto durante un aggiornamento, la probabilità che almeno uno rimanga vulnerabile è del 23%. Con 10 punti duplicati sale al 40%. Non è questione di competenza del team, ma di statistica pura: più copie esistono, più è probabile che una rimanga dimenticata o sfruttabile.Ecco come trasformare il principio DRY da best practice di sviluppo a strategia di sicurezza operativa, fornendo ai responsabili della sicurezza metodologie per identificare duplicazioni pericolose nei sistemi esistenti, framework per centralizzare logiche critiche senza creare single point of failure, e processi di governance che prevengano la reintroduzione di codice duplicato in futuro[1].Indice degli argomenti