HomeFirenzeCronacaArtigiani, un requiem per 1.500. In Italia siamo 45esimi per ko: "L’AI può rilanciarli, ecco come"Lo studio Cgia di Mestre: in un anno calo del 5% in tutta la provincia. Pesa la concorrenza dei big "A rischio i riparatori, crescono social manager e estetisti. Così la tecnologia può intervenire".In valori assoluti, più di un sesto di tutte le imprese ko in Toscana. (circa 6.132) appartengono alla provincia fiorentinaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciGiù la saracinesca. Ma non per le ferie d’agosto. Per sempre. Ad abbassarla nel 2025 sono state 1.487 imprese artigiane in tutta la provincia di Firenze. Un’emorragia che in 12 mesi vale il 5% di tutto il settore provinciale. Il verdetto arriva dall’ufficio studio della Cgia di Mestre che ha analizzato la variazione nell’anagrafica d’impresa dal 2024 al 2025. I numeri ci pongono al 45esimo posto a livello nazionale su un totale di 107 province, in pratica a metà classifica in Italia, ma in linea col dato toscano di -5,4%. Meglio della vicina Bologna (-7,5%) e peggio di Venezia (-4,9%).
Anche se, in valori assoluti, più di un sesto di tutte le imprese ko in Toscana nello stesso periodo (circa 6.132) appartengono alla provincia fiorentina. Ma cos’è che fa suonare il requiem? "Le botteghe – secondo la Cgia – non hanno retto il peso di una concorrenza sempre più aggressiva, dei costi crescenti e di una domanda che è cambiata profondamente che spesso penalizza proprio le piccole realtà. Dopo il picco massimo ottenuto nel 2008, con quasi 1,5 milioni di attività (su base nazionale ndr), successivamente il numero complessivo è sceso costantemente". Da qui l’allarme per situazioni come Firenze: "La scomparsa – spiegano - sta cambiando il volto dei nostri quartieri e delle nostre piazze, rendendoli più anonimi e impoverendo la qualità della vita delle comunità che li abitano". Non tutti i settori artigiani però sono andati al tappeto. Quelli del benessere e dell’informatica presentano dati in controtendenza. Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento di acconciatori, estetisti, massaggiatori e tatuatori. Nel secondo, invece, sono in crescita sistemisti, addetti al web marketing, video maker ed esperti in social media. A gonfie vele anche l’alimentare da asporto, con risultati positivi per gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio.






