Il problema principale per lo stabilimento motori di Termoli - una fabbrica da 1.700 addetti e sulle spalle un contratto di solidarietà pesante che riguarda oltre il 90% degli addetti - non è soltanto la destinazione industriale, dopo il definitivo abbandono del progetto di Gigafactory, ma i volumi sulle tre linee di motori storicamente affidate allo stabilimento. Oggi azienda e sindacati firmeranno il nuovo accordo per prolungare di un anno il contratto di solidarietà, che arriva dopo un 2025-2026 comunque a a scartamento ridotto e a valle di un piano per incentivare l’uscita, entro dicembre, di una sessantina di addetti.
Il punto sulla situazione lo fa Mario Laviano della Fim di Termoli: «La nuova linea di produzione dei cambi elettrificati per i modelli ibribi e le attuali produzioni di motori non sono sufficienti a garantire un futuro industriale a questo stabilimento». L’area destinata all’implementazione dei cambi eDCT (Electrified Dual Clutch Transmission) è già operativa ma dovrebbe entrare a regime e raggiungere volumi consistenti nel 2027, anche perché il mandato operativo assegnato dal Gruppo guidato da Antonio Filosa a Termoli è di andare a supporto delle produzioni di Mirafiori e del sito francese di Metz. Questo significa dover allineare i volumi all’andamento del mercato e al consolidamento della quota di modelli ibridi sul totale delle immatricolazioni, con la prospettiva di arrivare a regime con la produzione l’anno prossimo. L’ultimo trimestre dell’anno è da considerare come una sorta di test di prova.









