Il Pentagono torna a prendere di mira le navi nel Pacifico orientale associate ai cartelli della droga. O almeno presunte tali. Il Comando Sud delle forze statunitensi ha colpito un’imbarcazione domenica 23 agosto, rendendo noto l’attacco solo il giorno dopo, per descriverlo come un’offensiva contro “un'imbarcazione a basso profilo operante lungo rotte di narcotraffico consolidate".Un linguaggio generico, utilizzato già in passato. Come accaduto nella maggior parte dei comunicati precedenti, il Pentagono non ha fornito alcuna prova concreta che l’imbarcazione trasportasse effettivamente droga. Il video in bianco e nero diffuso con l’annuncio mostra una lunga imbarcazione semisommergibile (il tipo di scafo noto come “narco sub”, capace di eludere i radar appena sotto la superficie dell’acqua) che si muove nell’acqua prima di sparire in un’esplosione. “L’intelligence ha rivelato il coinvolgimento attivo dell’imbarcazione nel narcotraffico”, ha scritto il Comando Sud su X, per poi aggiungere che l’operazione è “un chiaro e deciso promemoria che stiamo portando la lotta direttamente ai cartelli”.Così l’amministrazione Trump ha mostrato di aver ripreso i raid, a circa due mesi di pausa dalla campagna chiamata col nome in codice “Southern Spear”, iniziata lo scorso settembre. Da allora gli attacchi contro imbarcazioni nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico orientale hanno superato quota sessanta, con un bilancio di oltre 210 morti. Il generale Francis Donovan, a capo del Comando Sud, ha dichiarato: “Siamo impegnati a imporre un attrito sistemico totale contro i narcoterroristi”. Trump sostiene da mesi che gli Stati Uniti siano in “conflitto armato” con i cartelli americani e giustifica l’escalation come “necessaria” per fermare il flusso di droga verso il Paese e le morti per overdose che ne derivano. La sua amministrazione, però, non ha mai reso pubbliche prove sostanziali a sostegno delle accuse di “narco-terrorismo” contro le persone colpite.Le fallacie non riguardano solo la mancanza di prove. Diversi osservatori sottolineano che il fentanyl, responsabile della maggior parte delle morti per overdose negli Stati Uniti, arriva tipicamente via terra dal Messico, dove viene prodotto con precursori chimici importati da Cina e India. Alcuni parlamentari americani hanno chiesto al Pentagono di rendere pubblico il video integrale del primissimo attacco della campagna, dopo che erano emerse notizie secondo cui le forze Usa avrebbero condotto un secondo raid contro i sopravvissuti del primo colpo. Un episodio su cui alcuni legislatori hanno sollevato dubbi circa un possibile crimine di guerra. L’ufficio dell’ispettore generale del Pentagono ha annunciato a maggio l’intenzione di verificare se le forze armate abbiano rispettato il protocollo di Targeting in sei fasi previsto dalle procedure militari. Una verifica che, però, riguarda solo la correttezza procedurale delle operazioni, non la loro legittimità giuridica complessiva.Nel frattempo, la Casa Bianca starebbe lavorando per estendere l’offensiva anche sulla terraferma di diversi Paesi latinoamericani. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato nel corso di una visita a Panama che Colombia, Guatemala e Honduras avrebbero acconsentito a operazioni militari congiunte targate Usa contro i gruppi criminali sul proprio territorio. Accordo che però il Guatemala ha smentito. L’Ecuador aveva già avviato a marzo missioni simili con gli Stati Uniti. A giugno, invece, un raid nei Caraibi contro un’altra imbarcazione sospettata di traffico di droga aveva causato due morti e lasciato sei sopravvissuti, feriti.
Gli Stati Uniti tornano a bombardare una nave nel Pacifico: per il Pentagono faceva parte del "cartello della droga", ma non ha fornito alcuna prova - Video
Il Comando sud Usa ha lanciato un nuovo attacco contro un'imbarcazione accusata di narcotraffico, il primo dopo circa due mesi di silenzio








