Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar avrebbe infatti chiesto e ottenuto, in base alla legge israeliana sull’ingresso nel Paese, che l’Autorità per la popolazione e l’immigrazione vietasse loro l’accesso. Nella nota ufficiale, il ministero ha fornito la propria versione: i due avrebbero “costantemente agito contro Israele negli ultimi anni, anche chiedendo che venissero avviati procedimenti giudiziari internazionali contro cittadini israeliani”. Inoltre, si legge, avrebbero diffuso in diverse occasioni pubbliche “accuse false contro Israele”, comprese quelle di “genocidio, di fame deliberatamente imposta e di aver preso di mira intenzionalmente bambini e personale medico”. Sjöstedt ha da tempo una posizione critica verso Israele: ha inquadrato il “genocidio” di Gaza, ha sostenuto l’embargo europeo sulle armi e sanzioni contro i funzionari israeliani, ha descritto l’”occupazione crudele” verso i palestinesi, pur riconoscendo il diritto di Israele a esistere e condannando gli attacchi di Hamas del 7 ottobre. Simili le posizioni sostenute da Gedin, che ha chiesto pressioni e sanzioni europee. Il loro programma in Israele prevedeva incontri con Save the Children, visite ai campi profughi e colloqui con organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani, per raccogliere testimonianze sul deterioramento delle condizioni e sull’apartheid in Cisgiordania.“Ci è stato impedito l’ingresso per motivi politici, perché abbiamo criticato Israele e chiesto che i ministri israeliani fossero portati davanti alla Corte penale internazionale”, ha dichiarato Sjöstedt. Il quale ha aggiunto di essere preoccupato per un’altra tendenza: “Israele sta sempre più spesso impedendo l’ingresso nel Paese, persino ai membri del Parlamento”. Gedin, invece, ha definito “inaccettabile che un Paese che intrattiene ancora relazioni e accordi commerciali con l’Ue neghi ai suoi rappresentanti eletti l’opportunità di vedere con i propri occhi cosa sta accadendo”.Il gruppo The Left ha informato dell’accaduto l’ufficio della presidente del Parlamento europeo, additandolo come un attacco alle istituzioni dell’unione proprio nel momento in cui, scrive il gruppo, “l’Unione europea continua a permettere ai politici israeliani di viaggiare liberamente in Europa” mentre “la pulizia etnica della Palestina continua senza sosta”. Il comunicato, poi, si chiude con una domanda: “Cosa non vogliono che i rappresentanti eletti vedano nella Palestina occupata?”.