È arrivata la “black revolution” nel tennis? Sicuramente non c’è ancora il campione simbolo, ma per la prima volta c’è un gruppo di giocatori che si stanno prendendo la scena nel mondo della racchetta. La finale di Cincinnati vinta da Arthur Fils contro Frances Tiafoe, la prima nella storia di un Masters 1000 tra due giocatori neri, è qualcosa di più di una curiosità statistica. Arriva subito dopo il successo di Ben Shelton a Montreal: per la prima volta due Masters 1000 consecutivi sono finiti nelle mani di giocatori neri. E adesso c’è lo US Open.
Il tennis porta ancora addosso la sua storia di sport d’élite, praticato a lungo soprattutto nei Paesi più ricchi e dominato quasi sempre da campioni bianchi. Altri mondi hanno avuto figure capaci di rompere quell’immagine, da Tiger Woods nel golf a Lewis Hamilton in Formula 1. Nel tennis maschile ci sono già stati Arthur Ashe e Yannick Noah, poi al femminile l’impatto gigantesco delle sorelle Williams. Ma erano o sono tanto campioni straordinari quanto casi isolati. Oggi la novità nel tennis è un’altra, è la quantità.
Fils ha battuto Tiafoe 6-3 1-6 6-0 e ha conquistato il primo Masters 1000 della carriera, salendo fino all’11esimo posto Atp. È il francese più vicino a raccogliere un’eredità che pesa: la Francia aspetta un vincitore Slam proprio da Noah, Roland Garros 1983. Tiafoe, figlio di una famiglia originaria della Sierra Leone e cresciuto sui campi dove lavorava il padre, allo US Open ci è già arrivato due volte in semifinale, nel 2022 e nel 2024.











