Nel giorno in cui l’Ucraina celebra il 35° anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, Kiev torna a essere il crocevia della strategia europea per sostenere il Paese nella guerra contro la Russia. La riunione della Coalizione dei Volenterosi si sta svolgendo oggi nella capitale ucraina, alla presenza di diversi leader europei, accanto alle celebrazioni ufficiali per la Festa dell’Indipendenza. Un appuntamento dal forte valore politico e simbolico, ma soprattutto un passaggio decisivo per mettere a punto la campagna di sostegno all’Ucraina in vista dell’autunno e, soprattutto, di un nuovo inverno di guerra.A segnare la giornata è arrivato anche l’annuncio della Commissione europea: 6,1 miliardi di euro per nuovi appalti nel settore della difesa, destinati in particolare a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar. I fondi rientrano nel Prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro concordato dai leader europei lo scorso dicembre e arrivano mentre Mosca intensifica la pressione sui cieli ucraini. Solo a luglio, secondo i dati forniti dall’Ue, sono stati registrati 376 attacchi missilistici. «L’Europa è al fianco dell’Ucraina e le forniremo ciò di cui ha bisogno, quando ne avrà bisogno», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’impegno annunciato oggi porta a 22,1 miliardi di euro il valore complessivo dei piani di approvvigionamento per la difesa già approvati nell’ambito del prestito, dei quali 8,35 miliardi sono già stati erogati. Dal 2022, Bruxelles e gli Stati membri hanno destinato complessivamente all’Ucraina 220,2 miliardi di euro, compresi 3,8 miliardi provenienti dai proventi dei beni russi congelati.È la risposta europea alla richiesta sempre più pressante di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino, parlando con i giornalisti alla vigilia delle celebrazioni, ha indicato in 300 i sistemi Patriot necessari, a suo giudizio, per garantire una difesa adeguata del Paese contro i raid balistici russi. Kiev punta a ottenere il 5-10% delle riserve statunitensi ed è pronta a pagare, ha assicurato Zelensky. Il problema è appunto con quali risorse: «Stiamo erogando il prestito di 90 miliardi concordato dai leader lo scorso dicembre», ha ricordato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, in viaggio in treno verso Kiev, spiegando che le risorse serviranno anche per «i preparativi per l’inverno, l’acquisto di droni e la difesa aerea». La partita degli armamenti resta dunque il cuore della riunione dei Volenterosi. Dalla Germania sono attesi ulteriori sistemi Iris-T per l’intercettazione dei missili da crociera, mentre la Francia sta predisponendo nuovi radar e procedono i lavori per le licenze che consentiranno la produzione di missili francesi in Ucraina. Ma sono soprattutto i Patriot, indispensabili contro i missili balistici, a rappresentare il punto più delicato della richiesta di Kiev.Intanto la capitale ucraina è diventata per un giorno il luogo di una fitta diplomazia europea. Costa, che partecipa alla riunione della Coalizione dei Volenterosi, avrà un bilaterale con Zelensky nel quale, oltre alla guerra e al sostegno militare, dovrebbero entrare anche le questioni di politica interna. Le recenti indagini sulla corruzione, il caso Fedorov e il percorso delle riforme sono infatti dossier tutt’altro che marginali: dagli sviluppi sul fronte della legalità e della governance dipende anche la credibilità del percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione europea.Particolarmente significativo è il fronte nordico-baltico. Zelensky ha incontrato il presidente finlandese Alexander Stubb, con il quale sono stati sottoscritti accordi per lo sviluppo e la produzione di droni in Finlandia destinati a rispondere alle esigenze dell’Ucraina e dell’Europa. L’intesa comprende l'ampliamento delle capacità nel settore dei sistemi navali senza equipaggio e la costituzione di una società per la produzione di droni terrestri. A Kiev è arrivata anche la premier danese Mette Frederiksen, il cui Paese è tra i principali sostenitori militari dell’Ucraina e ha contribuito a sviluppare il modello europeo di coproduzione degli armamenti con l’industria ucraina. Sul tavolo, dunque, c’è la guerra che continua, ma anche la possibilità di preparare il terreno per un negoziato. Zelensky ha riferito ai giornalisti che il piano elaborato con Stati Uniti ed Europa, dopo i contatti con la parte russa, contempla un cessate il fuoco, una zona economica franca e il ritiro delle truppe russe e ucraine dal fronte. «A mio avviso c’è qualcosa di realistico in tutto ciò», ha osservato il presidente ucraino. Ma resta da capire quale sarà la posizione americana: «A quanto ne sappiamo, la parte americana ha altre idee: vogliono trovare il momento giusto per condividerle, stiamo aspettando».Sul fronte russo, però, i segnali non sembrano indicare una imminente frenata. Zelensky sostiene che, dopo le elezioni per la Duma, Vladimir Putin potrebbe mobilitare almeno 300 mila uomini, concentrando il reclutamento nelle province per evitare di alimentare il malcontento nei grandi centri urbani, a partire da Mosca e San Pietroburgo. «Non riuscirà a nasconderlo del tutto», ha aggiunto. Un’ipotesi che sembra trovare qualche eco nei movimenti alle frontiere: i valichi tra Russia e Georgia stanno registrando nuovamente un traffico sostenuto, mentre l’ex presidente russo Dmitry Medvedev ha già definito «traditori» coloro che cercano di lasciare il Paese. Anche la retorica del Cremlino resta quella consueta. Putin è tornato a indicare nell’eliminazione di quella che definisce l’«ideologia neonazista» dello Stato ucraino uno degli obiettivi fondamentali della cosiddetta «operazione militare speciale». Nessuna apertura, dunque, sul piano politico.