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Simone Golia, inviato a Frosinone

I bianconeri trovano il successo allo Stirpe, nel recupero traversa dei padroni di casa con Calvani

La Juve la campana l’ha sentita, il prof Spalletti d’altronde non aveva lasciato molte alternative: o si entra in classe subito o quella è la porta. I suoi ragazzi l’hanno aperta senza neanche chiedere permesso, stordendo il Frosinone con undici tiri e nove angoli (a zero) nel primo tempo. In tanti sfiorano il gol, Bremer al suo secondo tentativo fa centro di testa. Dopo una ventina di minuti i bianconeri sono avanti, dominanti come piace a Luciano. Kalulu e Celik (preferito a sinistra a Cambiaso) sono due treni che tagliano il campo, Locatelli e Douglas Luiz aggrediscono sulla trequarti, McKennie gioca in linea con Kolo Muani in un 4-2-4 che accerchia l’avversario con Yildiz a sinistra e un indemoniato Conceiçao a destra (il migliore, suo l’assist decisivo).

Ha fatto i compiti la Juve, cantiere ancora in costruzione ma con principi chiari. Nell’ultima settimana di mercato potrebbero aggiungersi quattro volti nuovi (il secondo portiere, un terzino sinistro, il centrocampista e l’attaccante), Carnevali e Massara «arrivano presto in ufficio», Spalletti dixit, per completare la squadra, ma è evidente quanto in un anno l’allenatore l’abbia plasmata. Una delle due lacune dell’anno scorso sembra colmata: Vicario para su Bracaglia e Fini, basta gol subiti al primo tiro in porta (la passata stagione è successo il 46% delle volte); l’altro guaio, però, persiste. Imperdonabile creare così tanto e ricavarne un gol solo. Al 17’, sullo 0-0, Kolo Muani - inseguito per un anno e mezzo, pagato 50 milioni – calcia alto a due passi da Palmisani, che al 41’ si supera su Yildiz (troppo timido) dopo che un istante prima aveva fatto lo stesso con Kalulu, deviandone il destro sul palo. E anche Conceiçao, forse stanco per i continui uno contro uno, a inizio ripresa cestina una grande giocata di Celik.