Seul non perde tempo. Con il programma SEED sta pianificando investimenti in quantum, spazio, energia, semiconduttori e biotecnologie. L’obiettivo è garantirsi un futuro da leader globale.

«Faremo il salto per diventare una delle tre principali potenze mondiali dell’intelligenza artificiale». Dal palco del Summer Davos di fine giugno a Dalian, il primo ministro sudcoreano Kim Min-seok ha fissato un obiettivo ambizioso. Già oggi, la Corea del Sud è un polo tecnologico globale, snodo cruciale per un’ampia gamma di settori strategici. E non si vuole fermare. L’amministrazione del presidente Lee Jae-myung sta aumentando gli investimenti in ricerca, capacità di calcolo e infrastrutture, forte di una posizione già centrale nella filiera mondiale dei semiconduttori. I chip di memoria dei colossi Samsung e SK Hynix sono ambiti a qualsiasi latitudine. Mentre accelera sull’intelligenza artificiale, la Corea del Sud sta però già preparando il terreno per ciò che potrebbe venire dopo in quello che i media asiatici definiscono «post IA».

Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung (Ansa).

Il programma SEED tra energia, spazio e tecnologie quantistiche

Il governo ha individuato sette settori sui quali concentrare risorse nei prossimi 10-20 anni: piccoli reattori modulari, fusione nucleare, rinnovabili avanzate, tecnologie quantistiche, spazio e aviazione, biotecnologie e catene di approvvigionamento strategiche. È lo scheletro di un nuovo ambizioso piano, appena annunciato dal ministero del Commercio, dell’Industria e delle Risorse. Il programma si chiama suggestivamente SEED (seme in inglese), acronimo di Strategic Emerging Engines for Disruptive Innovation, cioè “motori strategici emergenti per un’innovazione dirompente”. SEED fissa già alcune scadenze: primo allunaggio sudcoreano entro il 2030, leadership mondiale nella produzione di chip quantistici entro il 2035, produzione di elettricità dalla fusione nel decennio successivo.