ROMA – È saltato l’accordo tra Stati Uniti e Canada sui dazi. Dopo giorni di trattative, i due governi non hanno trovato un’intesa e sono entrate in vigore le nuove tariffe americane del 50% su una serie di prodotti canadesi, dal cemento alle mazze da hockey, passando per il vino. Con effetti che si sentiranno anche su altri comparti, come l’auto, l’acciaio e l’alluminio, su cui Washington, in cambio di concessioni da parte di Ottawa, era ad un passo dallo scontare le imposte alla dogana.
Il valore delle importazioni colpito dalla nuova ondata, rispetto ad un valore dei commerci bilaterali pari a 900 miliardi di dollari, è di circa 20 miliardi. Numeri ridotti, ma quello che preoccupa è l’effetto. Il rinvio concesso da Trump aveva alimentato l’idea di un compromesso che si potesse allargare. Gli effetti più positivi ci sarebbero stati per Stellantis, che in Canada ha gli stabilimenti di Windsor e Brampton. La scorsa settimana il titolo in Borsa era rimbalzato fino al 6%. Anche le altre case Usa come GM, che ha fabbriche in Ontario e Quebec, e Ford, che ha la presenza più importante sempre in Ontario, avevano registrato performance positive.
Il Canada ha annunciato contromisure «dollaro per dollaro» e dall’8 settembre saranno colpiti acciaio, prodotti lattiero-caseari, elettrodomestici, macchinari agricoli, cellulosa, carta ed elettronica. Il premier Mark Carney ha definito le condizioni poste dagli Stati Uniti «ingiuste» e ha detto che era disponibile a ritirare i dazi di ritorsione su acciaio, alluminio e automobili. Washington, invece, accusa Ottawa di avere cambiato posizione all’ultimo.










