Prima di lei i libri per l’infanzia erano infarciti di contenuti edulcorati e stereotipi moralistici. La svolta arrivò quando Rosellina Archinto decise che «alle bambine e ai bambini si potevano dare libri belli, e ha avuto ragione per sessant’anni», come oggi ricorda la sua Babalibri, che ha fondato e poi affidato alla figlia Francesca. L’editrice è morta stanotte all’età di 93 anni, a Santa Margherita Ligure, a due passi da quel mare al quale tornava sempre, per lasciarsi «invadere da un presente amico, più che da un passato impossibile da far rivivere».Da Genova a Milano, passando per New York

Nata a Genova il 29 giugno 1933 da una famiglia della buona borghesia, milanese di adozione, dopo la laurea in Economia alla Cattolica sposa nel 1958 Alberico Archinto Rocca Saporiti con cui avrà cinque figli. Dopo un soggiorno a New York e una frequenza alla Columbia University, nel 1960 torna in Italia con l’intenzione di mettere a frutto le esperienze americane per tentare nuovi sguardi sul modo d’intendere la letteratura.Emme Edizioni e la rivoluzione dell’albo illustrato

Nel 1966 inizia la sua lunga avventura editoriale creando la Emme Edizioni, dedicata ai bambini, che rivoluziona il grigio panorama della letteratura d’infanzia con albi illustrati di straordinaria qualità e storie originali, diffondendo in Italia i più grandi disegnatori stranieri come Maurice Sendak, Leo Lionni, Tomi Ungerer, Eric Carle, Guillermo Mordillo e lanciando nel mondo i disegnatori italiani tra cui Enzo e Iela Mari, Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Flavio Costantini.Capostipite è il formidabile Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni (1967), in cui un grumo di colore giallo e un grumo di colore blu adorano giocare insieme, ma quando si abbracciano diventano verdi e i loro genitori non li riconoscono più. Un abbraccio che scioglie i pregiudizi e dimostra quanto sia importante mescolarsi, imparare, cambiare l’uno a contatto con l’altro.La casa editrice Archinto e la rivista Leggere