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Gaia Piccardi

Dai blitz segreti a Milano, le puntate in auto al J Medical, fino alla cena post-terapia per il 25° compleanno: i retroscena di un mese di calvario che ha costretto il numero uno al doloroso addio agli Us Open

Ultimo indirizzo noto: Church Road, finale di Wimbledon. Jannik Sinner fa piroettare Linda Noskova al ballo dei vincitori e poi si concede le meritate vacanze. Port Rafael, in Sardegna, con Laila, paparazzato come lo fu con Kalinskaya: nella villa con piscina, al supermercato, scene di vita (finalmente) quotidiana. Una puntata a Sesto Pusteria, infilandoci un’oretta a tennis con papà Hanspeter sul campetto locale. A zonzo sulla Ferrari 812 Competizione per le vie di Montecarlo, ma anche sulla Vespetta rossa, in attesa di passare l’esame per le cilindrate maggiori. E la crociera in Mediterraneo: business più che svago, ma i capitani d’azienda non riposano mai.

Passano ventitré giorni dalla riconquista di Wimbledon, e Jannik rispunta dove meno te lo aspetti. In una Milano rovente e listata a lutto: 4 agosto, il martedì delle esequie di Franco Baresi. Dallo studio del professor Melegati, specialista in riabilitazione e medicina dello sport, davanti ai cronisti sfila Paolo Maldini: «Ah è appena stato qui Jannik? Non lo sapevo...». Tutto vero. Poche ora prima, in mattinata, Melegati aveva visitato il n.1 del mondo. Sveglia presto a Montecarlo, blitz milanese. Guidare da solo ascoltando la musica, a Sinner piace: lo rilassa. Ne farà, di chilometri, nei giorni a seguire.