Una giornata consacrata a Bach ritmata da quattro stazioni. Come fosse una Passione. È così che il festival Milano Arte Musica giunge al cuore dei suoi vent’anni di attività: una quaterna di appuntamenti dedicati al sommo lascito dell’artista barocco — l’autore più ricorrente negli annali della manifestazione — ambientati nella casa “storica” della rassegna, Santa Maria della Passione. Titolo della giornata, “Passione Bach”. Termine che viene da associare alle famose Matthäus-Passion e Johannes-Passion, le uniche Passioni bachiane giunte integre fino a noi, sovente eseguite sotto Pasqua. Di più raro ascolto invece è un’altra riflessione del compositore sul tema: quella offerta dai Corali della Passione dalla raccolta organistica Orgelbüchlein. Le diverse tappe del “Passion-day” creeranno il contesto sonoro per giungere, a fine giornata, alla solenne meditazione dei Corali.
Sarà principalmente l’organo a condurre il tragitto (ve ne sono ben due, meravigliosi, nella basilica in via Conservatorio) strumento ecclesiastico che sotto le mani di Bach diviene un laboratorio d’invenzione straordinario. S’inizia alle 11 con un dialogo tra il musicologo Giuseppe Clericetti e l’organista Maurizio Croci a introdurre il concerto delle ore 12 “Kauffmann to Bach”: recital organistico con pagine della Clavier-Übung, e occasione per presentare un originale progetto discografico di Croci che, arditamente, mette in relazione la genesi dell’opera bachiana con una raccolta poco nota del “minore” Georg Friedrich Kauffmann. Alle 14,30, due volti complementari della produzione profana del Kantor: il Concerto grosso e quello solistico affidati agli studenti e ai laureandi dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio. A cospetto del dipinto della Deposizione di Bernardino Luini — uno dei gioielli della basilica — risuonerà anche il celebre Brandeburghese n. 5 con la sua virtuosistica, grande cadenza al cembalo, strumento al quale, a fine concerto, è dedicato un intervento organologico del maestro di liuteria Andrea Restelli. Alle 16,30, ai piedi dell’Ultima Cena di Gaudenzio Ferrari tornano i giovani del Conservatorio con un complesso vocale e strumentale del Dipartimento di Musica Antica, e torna l’ispirazione sacra con la Cantata BWV 189. Non è un’opera di Bach, anche se per un periodo gli fu attribuita, bensì di Melchior Hoffmann, compositore che gravitò nell’orbita luminosa del gran tedesco. Alle 19,30 si approda alla “stazione” finale. Dopo l’intervento di don Gino Rigoldi, storico cappellano del Beccaria che attualizza il tema della Passione riferendolo ai contesti giovanili più fragili, l’organista Martin Schmeding esegue i Corali della Passione. Sette brani di un Bach trentenne che commentano/narrano gli eventi della Passione e della morte di Cristo. Sono dolenti, severi, meditativi, figurativi. Esempi sommi della varietà stilistica e della potenza evocativa che l’organo raggiunse con la creatività bachiana.







