Quasi un avviso ai “dublinanti”. Schiacciata dall’evolversi della questione immigrazione, Meloni rompe il silenzio e rilancia: “Elly Schlein parla di ‘boomerang’ e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti. Ma prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla”, scrive di mattina sui suoi social. La giornata di giovedì per l’esecutivo è stata di quelle elettriche, visto che Germania, Svezia, Finlandia, Svizzera e Austria (ieri si sono aggiunti anche i Paesi bassi) hanno annunciato di voler rispedire in Italia i cosiddetti “dublinanti”. E allora agli attacchi delle opposizioni Meloni replica dicendo che “Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro”. Aggiungendo che “le nuove regole tutelano molto di più gli stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di paese terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati”. E’ proprio sul concetto di paese terzo sicuro che il governo italiano intende tornare alla carica. Un paio di settimane fa, parlando con la premier danese Mette Frederiksen, Meloni aveva condiviso la volontà di aprire, entro il 2027, alcuni “return hub” per i rimpatri. I paesi individuati sono il Ruanda, l’Uganda e il Ghana e il modello dovrebbe essere quello albanese. In realtà l’iniziativa italiana segue in parallelo un impegno che il governo danese sta portando avanti con paesi come Germania, Austria, Olanda e Grecia, per aprire in Ruanda nel 2027 un hub che possa accogliere fino a 10 mila persone. Il prossimo appuntamento da segnale sul calendario per capire se ci saranno avanzamenti è il 4 settembre, quando il governo starà festeggiando il suo record di longevità, a Bari. E dove Meloni intende puntare molto sui dati del Viminale che “sull’aumento dei rimpatri e sul calo degli sbarchi ci danno ragione”. Così come sulle “80 mila richieste di prese in carico di migranti che l’Italia ha respinto”. Intanto al New York Times la premier ammette che “con Trump pensavo sarebbe stato più semplice. Se lo sentirò? Vedremo”. Il 13 settembre parteciperà alla riunione dei Volenterosi.A Palazzo Chigi le decisioni prese da sei paesi europei non destano troppa preoccupazione. Ieri il ministro Piantedosi ha parlato di “polemiche sterili, a oggi i dublinanti sono solo tre”. Anche in ragione del fatto che Francia e Spagna questo principio del rispedire i migranti nel paese di primo approdo non lo vogliono seguire. “La pressione migratoria deve essere gestita con gli strumenti comuni dell’Unione europea”, è la versione di Madrid. Una posizione che, nelle settimane della sospensione di Schengen, ha riavvicinato i due governi. Ieri come detto anche i Paesi bassi hanno comunicato l’intenzione di rispedire i “dublinanti” in Italia ma che ci sia un’interlocuzione costante, tutt’altro che strappi, lo dimostra il fatto che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha avuto in settimana un incontro col ministro olandese che si occupa di Asilo e immigrazione, Bart van den Brink. Meloni, che ieri era a Taranto per l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, sa che di qui alle prossime settimane il tema resterà al centro del dibattito. Alla ripresa dei lavori parlamentari ci sarà pure da approvare in Senato il decreto Immigrazione che introduce alcune delle specifiche previste dal Patto Migrazione e Asilo. E anche un po’ per sfuggire alla pressione di Vannacci, nonostante molti analisti abbiano in queste settimane consigliato al governo di “buttarsi sull’economia”, la premier intende presidiare il dossier. Come? Anzitutto, rivendicando quelli che considera “risultati sotto gli occhi di tutti” nel calo degli sbarchi e nell’aumento dei rimpatri. Secondo l’ultimo rapporto del Viminale da gennaio a giugno i primi sono calati del 52 per cento, mentre i rimpatri, che hanno toccato quota 4.442 (un numero ancora marginale) sono cresciuti del 34 per cento. Intende farlo già dalla festa per il record di longevità che si terrà a Bari il 4 settembre. Non solo. Molti degli appuntamenti di “Bar Italia”, il tour di FdI per le spiagge italiane con ministri e parlamentari, hanno messo al centro proprio il tema sicurezza e immigrazione. Così come gli interventi dei ministri al Meeting di Rimini (ieri Lollobrigida ha insistito sull’Europa “che per la prima volta si muove insieme”). Giovanni Donzelli ha anche aperto alla possibilità di “aprire Cpr pur dove le regioni non vogliono”. Ora la risposta sul “boomerang” e sugli “80 mila migranti che sarebbero arrivati in Italia qualora al governo ci fosse stata la sinistra”. La campagna di fine estate di Meloni e dei suoi, insomma, è solo all’inizio.
Il governo scommette sul Patto Ue: "“Altro che boomerang, ci tutela”
Meloni risponde alle accuse delle opposizioni e rivendica i risultati sull'immigrazione: "Abbiamo negato 80 mila ingressi". Il piano per i return hub in Ruanda. FdI prepara la campagna d'ottobre










