Allegri sogna un Napoli che spunti dal basso, a sorpresa, come gli elicotteri di Apocalypse Now. La prima tappa di questa stagione sarà su un campo, quello del Ferraris, che ieri è stato travolto da un nubifragio e che quindi non sarà al meglio. Ma che importa? Ci sarà una cornice di pubblico fantastica e l’atmosfera che tutti sognano per ogni gara, con il ritorno del gemellaggio tra gli ultrà azzurri (che vanno in trasferta dopo otto mesi) e quelli del Genoa. Una dei legami più vecchi della storia del tifo organizzato. Allegri si aspetta dai suoi subito qualcosa di importante.
Rispetto al Napoli di Conte non pare ci siano rivoluzioni copernicane. La sensazione, per prima cosa, è che non sembra voler sperimentare rotte nuove: vero che vira al 4-3-3, quello degli scudetti con Spalletti e Conte e della grande bellezza di Sarri: ma era la stessa idea di Antonio anche l’anno scorso, con la variante dei Favolosi 4, prima del ko di Di Lorenzo e la pestilenza che ha colpito gli uomini di centrocampo. Oggi - si tocchi pure ferro - a parte Buongiorno e Marianucci ci sono tutti: persino Beukema e Neres, magari non al top ma comunque arruolati in gruppo. Nella città di Cristoforo Colombo, Allegri può tranquillamente fare la sua nobile fine: lui cercava una via per le Indie, e ha scoperto l’America. Non gli è andata male. Tradotto: si parte col 4-3-3 ma viste le tante soluzioni in panchina, il tridente di partenza, con Alisson e Politano a far da esterni a Hojlund, potrebbe essere modificato rapidamente visto che ci sono De Bruyne, Vergara, Lang, Gilmour, Giovane e così via che possono cambiare in un lampo l’atteggiamento tattico. LE INTENZIONI Allegri ha un paio di dubbi che poi avrebbero tutti: Rafa Marin in serie A ha giocato col contagocce, ma è lui quello destinato a far da coppia con Rrahmani. È l’unica grande scommessa del signor Max. In caso di emergenza c’è pur sempre Olivera che potrebbe essere piazzato in mezzo alla difesa (anche se non è che in quel posto ha fatto le fortune di Bielsa e dell’Uruguay al Mondiale) oppure capitano di Di Lorenzo, visto che adesso un terzino alternativo c’è ed è Costantino Favasuli. E tra i convocati anche il 2007 Garofalo, settore giovanile del Napoli, che ha fatto tutto il ritiro con gli azzurri. Insomma, visto che Allegri «è curioso», come da sua definizione, prepariamoci ad approdare a qualsiasi soluzione, compreso il 3-5-2 visto a Castel di Sangro. Per Max, sotto il profilo tattico, difficile che possa ritrovarsi in terre dove regni la confusione: ha scelto Meret come portiere titolare. Bisogna vedere la posizione di partenza degli esterni perché Alisson, come da dna, tende a stare sempre largo in fascia, mentre Politano è portato ad arretrare dalla sua natura di incursore che ha bisogno di spazi da cavalcare. LE SCELTE Una settimana all’insegna degli allenamenti attorno alle 9, con lo staff che spesso (e volentieri) già alle 7 era sul campo di Castel Volturno a preparare gli esercizi. Il nuovo mondo di Max inizia con questo piano modificato, perché Conte prediligeva il tramonto per far correre i suoi. Chiaro che ci sarà spazio anche per De Bruyne e Vergara ma molto dipende dagli spazi che i centrali del Genoa lasceranno. A febbraio proprio un rigore procurato da Vergara decise lo scontro con il Genoa, con McTominay cuor di leone che si trascinò dolorante per una decina di minuti prima di arrendersi al dolore al tendine del gluteo. In questa settimana, Max ha lavorato alle rotazioni interne e al solito concetto di un centrocampo liquido che, nel vocabolario moderno, spesso è un eufemismo per non anarchico. Allegri chiede fin da subito qualità e ordine nella costruzione. Vedremo, inoltre, anche se Di Lorenzo sarà uno dei play aggiunti, come con Conte. Era spesso una buona idea ma come ogni idea funziona nel contesto giusto, al momento giusto. Iniziare col piede giusto è la parola d’ordine. Poi ci sono Como e Inter. Non proprio un cammino iniziale semplice.












