Per più di una settimana aveva scelto di non replicare. Voleva evitare nuove tensioni con Paesi amici e soprattutto non ingigantire l'affaire dublinanti. Voleva minimizzare l'effetto domino che ha portato sei Paesi europei ad annunciare che riporteranno in Italia i migranti che erano arrivati nel nostro Paese e quindi avrebbero dovuto chiedere accoglienza in Italia, ma si sono mossi verso altri stati membri.
Ma all'indomani dell'attacco delle opposizioni, Giorgia Meloni ha rotto il silenzio: "Questo governo ha contrastato l'applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi e infatti, dal 2023 a oggi l'Italia ha respinto circa 80 mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Ed è grazie alla fermezza di questo governo se l'Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano. Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra? Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza e creando ancora più problemi nella gestione dei flussi migratori", ha scritto la premier in un post. Il messaggio è rivolto soprattutto alla segretaria del Partito democratico. Elly Schlein, scrive Meloni, parla di "boomerang" e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti. Ma prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla. Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c'entrano nulla tra loro". L'accordo cui la premier fa riferimento rafforza in realtà il principio del "paese di primo approdo". E che quindi renderà più facile il rientro dei migranti che sono sbarcati in Italia e poi si sono spostati.











