Uber rischia una multa da 825 milioni di euro nei Paesi Bassi per l’uso di sistemi automatizzati nella disattivazione degli account di alcuni autisti. La sanzione, che non è stata ancora annunciata ufficialmente, sarebbe stata decisa dall’Autorità olandese per la protezione dei dati (Dpa) e, secondo quanto riferisce il Financial Times, potrebbe diventare la seconda più alta mai inflitta nell’ambito del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), dopo quella da 1,2 miliardi di euro comminata a Meta nel 2023.
La decisione dell’Autorità olandese, anticipata dal Financial Times sulla base di un documento non ancora pubblico, riguarda in particolare il ricorso a procedure automatizzate per bloccare gli account degli autisti. La Dpa ha confermato al quotidiano britannico l’esistenza della decisione. Secondo il regolatore, Uber avrebbe violato il diritto dei conducenti a non essere sottoposti a decisioni prese esclusivamente da sistemi automatizzati e a ricevere informazioni adeguate sul funzionamento di questi meccanismi.
La disattivazione dell’account impediva agli autisti interessati di accettare nuove corse e, di conseguenza, di continuare a guadagnare attraverso la piattaforma. Proprio per le conseguenze dirette sull’attività lavorativa, sostiene l’Autorità olandese, decisioni di questo tipo non avrebbero potuto essere affidate a sistemi automatizzati senza adeguate garanzie, informazioni chiare e la possibilità di ottenere un riesame da parte di una persona. Uber ha contestato la sanzione e ha annunciato l’intenzione di ricorrere. La società considera la multa sproporzionata e sostiene che l’indagine riguardi politiche adottate in passato e abbandonate da diversi anni. Secondo l’azienda, le procedure oggi in vigore prevedono revisioni umane delle decisioni, garanzie per gli autisti e la possibilità di contestare eventuali provvedimenti.










