A luglio sono state immesse in consumo in Italia 900mila tonnellate di benzina: il volume mensile più alto degli ultimi sedici anni. La crescita è stata del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a 27mila tonnellate aggiuntive, secondo i dati comunicati ieri dall’Unione energie per la mobilità (Unem), l’ex Unione petrolifera.
Eppure il record arriva mentre fare il pieno diventa sempre più costoso, segno di una domanda inflessibile dato che le esigenze di mobilità dei cittadini non cambiano in base al prezzo alla pompa. Oggi la benzina è salita a una media di 2,005 euro in modalità self sulla rete stradale: il prezzo più alto da circa tre anni, in base alle rilevazioni dell’Osservatorio del ministero delle Imprese e del made in Italy.
Inutili sotto questo profilo, o meglio dannosi, gli interventi del Governo Meloni. Le proroghe dei decreti carburanti approvate tra marzo e luglio 2026 per ridurre le accise sono già costate quasi 2 miliardi di euro alle casse pubbliche. Il risultato è che i cittadini pagano due volte: prima subiscono il caro energia alla pompa, poi finanziano attraverso la fiscalità generale gli sconti introdotti per contenerlo.
Dietro l’aumento dei consumi non c’è soltanto la guerra in Medio Oriente, ma una dipendenza strutturale dai combustibili fossili che il Paese non è riuscito a ridurre. Nei primi cinque mesi del 2026, la quota di mercato delle auto elettriche a batteria immatricolate in Italia si è fermata all’8,2%, contro il 23,5% registrato dal mercato europeo escludendo il nostro Paese. Francia e Regno Unito sono già al 26,2%, la Germania al 25,9%.









