Due pistole nascoste in un’area boschiva alle porte di Berlino e un’indagine che conduce fino alla Romania. È il nuovo caso che porta al centro dell’attenzione dei servizi di sicurezza tedeschi il rischio di operazioni clandestine sul territorio nazionale. Le armi erano state scoperte già nell’estate dello scorso anno, in un nascondiglio professionalmente predisposto nella zona di confine tra Berlino e Brandeburgo. Ora il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt conferma che, secondo la valutazione delle autorità, quel deposito sarebbe stato preparato in vista di un possibile attentato.Gli apparati tedeschi avevano ricevuto informazioni concrete sull’esistenza del nascondiglio e una verifica sul posto aveva confermato la segnalazione. Nel deposito erano state trovate due armi da fuoco corte, definite dalle fonti investigative “Faustfeuerwaffen”, categoria che comprende pistole e revolver. Dopo aver esaminato il luogo, le autorità avrebbero deciso di non rimuoverlo immediatamente, ma di invalidare le armi, lasciarlo intatto e sottoporlo a sorveglianza tecnica, nella speranza di individuare chi sarebbe tornato a recuperare le pistole. L’operazione, però, non avrebbe prodotto il risultato sperato. Il deposito è ormai considerato “morto”: gli investigatori ritengono probabile che chi lo aveva predisposto si sia accorto dell’intervento delle autorità.La vicenda ha inoltre un precedente recente in Germania. Due anni fa, durante lavori edili vicino a Bellheim, in Renania-Palatinato, erano stati scoperti casualmente esplosivi e bombe a mano nascosti in modo professionale nei pressi di una condotta NATO utilizzata per il rifornimento di carburante delle forze armate.I depositi clandestini di armi erano già uno strumento utilizzato dall’Unione Sovietica durante la Guerra fredda in Europa occidentale. I nascondigli potevano essere collocati in aree naturali o in altri luoghi difficilmente individuabili e servire a mettere a disposizione di agenti clandestini armi, strumenti di comunicazione e, in alcuni casi, esplosivi. Le informazioni dell’ex ufficiale del KGB e disertore Vasilij Mitrokhin hanno contribuito negli anni Novanta a far emergere l’ampiezza di quelle strutture clandestine.Secondo indiscrezioni, il servizio tedesco per la protezione della Costituzione vi sono elementi che fanno ritenere che il deposito possa essere riconducibile ai servizi segreti russi. La ricostruzione parla di un possibile “toter Briefkasten”, una sorta di tana destinata a essere utilizzata dagli agenti. Le armi sarebbero state lasciate a disposizione di operatori incaricati di compiere in Germania quelle che nel linguaggio degli apparati di sicurezza vengono definite “operazioni cinetiche”, cioè azioni che prevedono l’impiego concreto della forza fisica, compresi possibili attentati.Il coinvolgimento russo non è però stato ufficialmente confermato. Il Verfassungsschutz ha dichiarato di non poter commentare pubblicamente questioni relative a specifiche informazioni o attività di intelligence. In passato Mosca ha respinto analoghe contestazioni, definendole teorie del complotto e negando l’esistenza di “attacchi ibridi” russi contro la Germania.