di
Barbara Visentin
La band ha superato la crisi legata all'allontanamento del frontman Tom Meighan, condannato per violenza domestica. Merito della leadership del chitarrista Sergio «Serge» Pizzorno
Poche band sarebbero sopravvissute allo scossone che sei anni fa ha colpito i Kasabian, quando la formazione rock britannica, fra le più amate di inizio Millennio, ha annunciato di aver estromesso il frontman Tom Meighan, reo di aver aggredito la fidanzata e poi condannato per violenza domestica. E mentre lui ha fatto i conti con i suoi problemi di alcolismo, ha poi sposato la fidanzata e ha avviato una (non sfavillante) carriera solista, i Kasabian sono riusciti a non soccombere grazie al chitarrista Sergio «Serge» Pizzorno che era già la mente del gruppo, ma ne ha assunto il ruolo di leader, ha continuato a scrivere brani (dal post-Meighan sono già usciti due album) e li traghetta ora nel loro «Act III», come si intitola il disco in uscita il 4 settembre.
Il terzo atto è l'atto finale di una pièce teatrale?«Sono sempre stato un grande fan del cinema, quindi sì, è un riferimento al teatro o ai film, perché in un certo senso gli ultimi sei anni con la band ci sono sembrati una specie di opera. Ora ci troviamo nel terzo atto, quello in cui tutti i fili della storia si riuniscono. Abbiamo voluto sottolineare questo momento autobiografico per dire: dopo un periodo folle, siamo alla fine, possiamo voltare pagina per il prossimo album e andare avanti completamente, esplorando altri pianeti».







