«Il nostro piano regolatore impone, nelle sole 18 zone della città dove prevediamo maggiori trasformazioni urbanistiche, nuove aree verdi pari ad almeno 350 mila metri quadrati». L’assessore comunale all’Urbanistica Paolo Mazzoleni traduce così, «in 50 campi da calcio», l’impatto ambientale che avrà il nuovo Prg. Mercoledì il sindaco Stefano Lo Russo ha ammesso: «I recenti picchi climatici non sono più eccezionali, ma la norma. Servono risposte strutturali». Per il Comune, le «risposti strutturali» le darà il nuovo Prg, lo strumento urbanistico che disegna la Torino del futuro da varare entro metà 2027. Il Prg darà vita a un parco?«Prevede nuove regole che impongono a chi vuole costruire in città di piantare più alberi, dare vita a nuove aree verdi, ridurre al minimo le emissioni, migliorare le superfici drenanti tramite depavimentazione del suolo già consumato, incentivare forestazioni urbane contro le isole di calore. Il nuovo verde così sarà pari a un secondo parco del Valentino, diviso in interventi diffusi». Le norme non prevedono già compensazioni ambientali?«I regolamenti fissano dei paletti, ma la Torino del futuro chiederà, a chi investe, di più. Il Prg impone lo zero consumo di suolo e dà una spinta al riuso adattivo di edifici e aree abbandonate, leva che punta a riadattare l’esistente anziché demolire e costruire da zero». È questa la svolta?«Il nuovo Prg, per la prima volta, riconosce il problema climatico. E riconosce i servizi ecosistemici come l’ombra o la capacità dei suoli di assorbire la pioggia come servizi pubblici urbani, al pari di un bus». Nel pratico, come si traduce?«Quando si costruisce, il Prg stabilisce quanta parte deve restare o diventare permeabile, “verde”. E sarà sempre dal 20% al 60%. Il piano del 1995, pionieristico su altri fronti, non lo prevedeva. A ogni trasformazione urbana, che sia una grande area abbandonata o un solo condominio, si dovranno inserire compensazioni ambientali maggiori». In via Roma non sembra essere accaduto: il verde manca.«La singola trasformazione è figlia dei vincoli fisici e storico-artistici. Da solo, comunque, il verde in via Roma non farebbe la differenza a livello di impatto ambientale». Sui vincoli della Sovrintendenza e sul verde in via Roma l’assessore Tresso la vede in un altro modo. Sbaglia?«Il Prg interviene sulle trasformazioni urbanistiche, non su singoli interventi. E io tendo a parlare del mio lavoro e non di quello degli altri». Ma a lei, da architetto urbanista, la nuova via Roma piace?«Tante persone scattano foto della prospettiva centrale. E si siedono sulle panchine. Non vorrei banalizzare, ma mi sembra più significativo del giudizio dei singoli. Detto ciò, a me la nuova via Roma sembra elegante e appropriata». Quindi serve più verde, ma solo lontano dal centro aulico?«Il verde va previsto dove serve. Per esempio, nei tessuti urbani più densi a volte c’è, paradossalmente, più ombra, in altre zone meno». La sovrintendente Accurti dice: si punti sui boschi urbani.«È evidente che verde e alberi vadano aumentati. Ma non dimentichiamoci che Torino, rispetto ad altre città europee, ha molti parchi e viali alberati, oltre a collina e fiumi. Possiamo e dobbiamo proseguire questa tradizione». Fare “superillas” come Barcellona è poco tradizionale?«Dove si può, lo facciamo. Il progetto per il futuro corso Palermo va in quella direzione». Ci sono aree, come l’ex Thyssen, che attendono bonifiche da anni. Il Comune cosa fa?«Il principio fondamentale è: chi inquina, paga. Ci sono eccezioni, dove fondi europei e statali supportano bonifiche di aree in cui non è più rintracciabile l’inquinatore. Da noi è così per la bonifica del Lungo Stura. Non per l’ex Thyssen, dove il Prg, comunque, prevede un parco nel futuro».