Non è così rilevante sapere chi vincerà le prossime elezioni. Se Giorgia Meloni perderà dopo aver guidato il governo più longevo della Repubblica o se il campo largo si trasformerà in un terreno molle al primo voto sulla politica estera. Certo, sarà curioso scoprire quanto prenderà Futuro Nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci, il destino politico della Lega di Matteo Salvini e se Forza Italia uscirà dal centrodestra, spostando gli equilibri del prossimo Parlamento. Tutto molto interessante, ma qualsiasi governo nascerà dalle urne e dalle consultazioni di Sergio Mattarella, sarà in realtà governato da un presidente del Consiglio ombra. Il convitato di pietra di Palazzo Chigi. Determina ogni legge di Bilancio, è più forte dei partiti e meno disponibile al compromesso. Parliamo del debito pubblico: un moloch di 3.207,2 miliardi di euro, per ora.

Una cifra alla Zio Paperone, talmente grande da diventare astratta e quindi facile da dimenticare. È quasi una volta e mezza la ricchezza prodotta dal nostro Paese in un anno, circa 54.400 euro di debito per ogni italiano. Il rapporto con il Prodotto interno lordo viaggia ormai attorno al 138,9 per cento e resta, ancora per poco, il secondo più alto dell’Unione europea, dopo la Grecia. Ma il debito pubblico greco dovrebbe scendere dal 140,7 per cento di quest’anno al 134,4 per cento nel 2027. Mentre il costo del debito italiano sta risalendo perché i vecchi titoli emessi a tassi bassi vengono progressivamente sostituiti da titoli a tassi più alti. La Commissione europea stima il debito al 139,2 per cento nel 2027.