Volano i droni, si accendono le torce dei telefoni, la spiaggia esplode nei cori della curva: “Alé alé alé il Ravenna”. Poi il boato. È il momento che in seimila aspettano da ore. Ronaldinho entra in scena come una star di Hollywood, con gli occhiali, il cappellino, la maglietta e i pantaloni bianchi. Sorride. Il suo inconfondibile e perenne sorriso. E Marina di Ravenna, per una notte, diventa una torcida carioca tinta di giallorosso. Alle 21.45 arriva lui. Ronaldinho prende la maglia numero 10, quella che sembra cucita addosso alla sua storia, e la indossa davanti a una folla che ha resistito al vento, alle nuvole e al rischio della pioggia pur di esserci. L’abbraccio con il presidente Cipriani è quello di un benvenuto atteso, quasi incredibile. Poche parole, ma efficaci. “Ho detto sì a Ravenna per gli amici che sono qui, per un progetto bellissimo. Voglio lasciare emozioni a Ravenna”. È la promessa più bella, quella che una città innamorata del calcio vuole sentirsi fare. Perché qui non c’è soltanto una festa. C’è una piazza che ha ritrovato il calcio che conta e che vuole tornare a sognare. Seimila persone sulla spiaggia sono la fotografia più nitida di una passione che negli anni difficili, tra serie minori e fallimenti, sembrava essersi appannata. Ora il Ravenna è tornato professionista e guarda alla Serie B. E l’operazione Dinho dà una spinta enorme, riaccende entusiasmo, riporta famiglie, giovani, ragazze e vecchi tifosi dentro una storia che ricomincia.