I media celebrano l’eroismo del popolo ucraino. Già molti sono morti con onore, immolandosi in difesa della propria dignità. Ma questo eroismo, questa reazione di fronte a quella che è un’evidente, inaccettabile, aggressione, non può farci eludere la domanda fondamentale oggi: quando uccidere per difendere la patria è giusto? Io credo che sia giusto solo quando combattere può diminuire il numero dei morti rispetto al non combattere. E l’Ucraina non è in questa condizione. L’ordine dato ai civili di armarsi e scendere in strada a sparare, portare la battaglia casa per casa, comporta la possibilità evidente di andare al massacro. E saranno i bambini a morire di più.

La resistenza danese all’invasione nazista ha dimostrato che esiste un altro modo di opporsi, che non prevede i proiettili e mira a minimizzare la perdita di vite umane. Re Cristiano X non era un pacifista, ma aveva chiaro in testa che la piccola Danimarca non poteva resistere alle schiere naziste. La sua scelta fu attenta e ragionata. L’idea che aveva in testa non prevedeva la resa senza spargimento di sangue, aveva bisogno di un gesto di violenza formale contro il nemico. Combatterono per poche ore, pagando con la vita di 16 giovani danesi questo gesto. Poi il re si arrese. Ma prima di firmare la resa Cristiano X fece affondare dai suoi marinai tutte le navi militari danesi. E arrendersi non volle dire smettere di resistere. Lo fecero in mille modi.