PORDENONE - Sono cinque gli agenti della polizia penitenziaria iscritti nel registro degli indagati per l'ipotesi di reato di cooperazione in omicidio colposo omissivo in seguito alla morte del detenuto di 19 anni nel carcere di Pordenone risalente alla serata di lunedì 17 agosto. Il giovane, secondo una prima ricostruzione, avrebbe dato fuoco al materasso presente all'interno della sua cella e nonostante i tentativi di rianimazione da parte del personale sanitario, arrivato nella struttura di piazza della Motta con ambulanza e automedica, è morto.
La denuncia del PD: «Superati i limiti di criticità»
«Questo ennesimo dramma riporta duramente in primo piano una realtà che denunciamo da tempo ed emersa anche nel sopralluogo della scorsa settimana: all'interno del carcere del Castello di Pordenone sono superati i limiti della criticità e si muore. Chiediamo con forza al Governo e in particolare al Ministero della Giustizia di accelerare urgentemente la conclusione dei lavori e l'apertura della nuova struttura penitenziaria di San Vito al Tagliamento. Chi delinque deve espiare la sua pena, ma è uno scandalo quando muore un uomo in una prigione dello Stato».
Erano state queste le parole, poco dopo la tragedia, del Pd provinciale di Pordenone Fausto Tomasello e la componente della segreteria regionale Pd Fvg Valentina Francescon, che avevano espresso «vicinanza anche agli agenti di custodia sottoposti all'impatto di questa tragedia umana a eccezionali condizioni di stress lavorativo». I due esponenti dem avevano denunciato «ancora una volta le insostenibili condizioni di vita dei detenuti e di tutto il personale operante della struttura. Sovraffollamento, spazi inadeguati e tensioni costanti mettono quotidianamente a rischio la sicurezza e la dignità delle persone».








