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L’errore nell’impianto di un embrione all’ospedale San Raffaele di Milano ha suscitato forti attenzioni e dibattiti, anche perché nei giorni successivi sono state raccontate altre storie di persone che avevano avuto figli con gli embrioni di altre persone. Sono casi rari, nei paesi che come l’Italia hanno generalmente controlli molto rigidi sui centri di fecondazione assistita, ma che talvolta sono finiti al centro di lunghi e complessi contenziosi giudiziari.

Le storie più note sono quelle in cui c’è stato uno scambio di embrioni: quindi non semplicemente l’impianto, per errore, di un embrione nell’utero della donna sbagliata, come nel caso del San Raffaele. Lo scambio avviene quando l’embrione destinato a una coppia viene impiantato per sbaglio nell’utero della donna di un’altra coppia, e viceversa. Lo scambio di embrioni è, in sostanza, uno scambio di gravidanze: l’errore può essere scoperto subito dopo l’impianto, durante la gravidanza o addirittura dopo la nascita del bambino o della bambina.

Da quando si pratica la fecondazione in vitro, cioè dal 1978, è successo in alcune occasioni che persone che avevano avuto figli con queste tecniche si accorgessero di non avere legami genetici coi bambini: spesso è successo per una palese mancanza di somiglianza fisica (a volte legata al colore della pelle), che ha spinto i genitori a fare test del DNA, ad accertare la mancanza di legami genetici coi nati e, a volte, a chiedere di ricongiungersi con il bambino o la bambina con cui invece avevano legami genetici.