Il legno antico scricchiola sotto i passi, le cime tintinnano intrecciando storie di viaggi lontani. Anche a riposo, le vele sembrano custodire il respiro del vento. Nel riflesso della laguna, la Amerigo Vespucci splende di una bellezza ancora più struggente. Venezia si specchia nelle sue fiancate lucide e nei fregi dorati, come se il mare e la città si riconoscessero. Eccola qui, la nave più bella del mondo: ormeggiata a Riva San Biasio, nel sestriere di Castello vicino all’Arsenale, è diventata il cuore pulsante della città. A migliaia si fermano ad ammirarla, rapiti dal fascino dei suoi tre alberi che sembrano dialogare con i campanili e le cupole della Serenissima.

La nave scuola della Marina militare italiana, varata nel 1931 dai cantieri di Castellammare di Stabia, è tornata in laguna a due anni dalla sua ultima visita e per la 28esima volta nella sua storia ormai quasi centenaria. Ha gettato l’ancora nella serata di giovedì 27 marzo: dopo Trieste, quella di Venezia è stata la seconda tappa del tour nel Mediterraneo che costituisce una sorta di viaggio di rientro da un giro del mondo durato quasi due anni.

E Venezia ha preparato per l'occasione una grande festa, tributando il suo omaggio al leggendario veliero fiore all’occhiello dell’industria navale italiana. Ieri mattina l’alzaremi, il saluto dall’acqua portato dalle società remiere e dai gruppi sportivi, dai circoli velici, dalle darsene e da una flotta festante di marinai e gondolieri a bordo di un centinaio di imbarcazioni rappresentative della città lagunare, fra cui il Moro di Venezia e la storica ammiraglia Serenissima, che ha guidato il corteo acqueo.