Barcellona è arrivata all’estate 2026 con il dispositivo più esteso della sua storia: più di 500 rifugi climatici attivi, quasi un centinaio in più rispetto al 2025, con oltre 60 nuovi microrifugi in farmacie ed esercizi commerciali. La rete barcellonese, nata nel 2020, riunisce spazi pubblici e privati pensati per proteggere le persone dal caldo estivo e dal freddo invernale; la maggior parte resta attiva tutto l’anno. Non sono strutture costruite ad hoc, ma luoghi già esistenti “certificati” come rifugio in base a criteri di buona accessibilità e, preferibilmente, sedute o panche disponibili. Nell’elenco rientrano biblioteche, centri civici, musei, chiese, centri sportivi, scuole con cortili ombreggiati e spazi interni come biblioteche e centri civici, ed esterni come parchi o interni di isolato, quasi tutti gratuiti a eccezione delle piscine comunali, con tariffe pubbliche ed eventuali agevolazioni. È un sistema che “riconverte” temporaneamente edifici pubblici e negozi privati aderenti, offrendo ombra, sedute, acqua e una temperatura più fresca della strada. Ma proprio perché si appoggia su strutture con un proprio calendario (come biblioteche con orari, negozi con ferie, scuole chiuse d’estate) la sua tenuta dipende dagli orari di chi le gestisce. Ed è qui che il dispositivo entra in crisi proprio durante le ondate di calore estive.
Barcellona: 500 rifugi climatici sulla carta, "ma ad agosto ne restano aperti la metà"
La rete barcellonese, nata nel 2020, riunisce spazi pubblici e privati pensati per proteggere le persone dalle alte temperature. Ma la tenuta della misura dipende dagli orari di chi le gestisce







