Il sorriso sulla pedana di Birmingham scintilla più del suo primo oro internazionale in carriera. Dariya Derkach è tornata e ha cancellato il nerissimo 2025, fatto di infortuni e interventi chirurgici. Quel sorriso all'ultimo salto, tentato con l'oro già al collo, ha illuminato anche la sua seconda patria, che da lontano ha trepidato per la sua campionessa. Pagani ha esultato con lei giovedì sera. Quella stessa città che, dopo un breve periodo di residenza nella vicina Sant'Egidio, l'ha accolta nel 2002 quando, insieme a papà Serhiy ex decatleta , ha raggiunto la mamma Oksana, ex triplista di buon livello arrivata un anno prima in Italia. L'atletica nel dna di Dariya, che ha sempre raccontato di usare la pista come parco giochi.

E che nel 2008 si tolse pure lo sfizio di battere mamma in pedana, alla quarta edizione del Meeting Internazionale di atletica di Marano: 12.36 per la allora quindicenne Dariya, 11.83 per mamma Oksana, in quello che romanticamente rappresenta senza dubbio il simbolico passaggio del testimone. All'epoca la "piccola" Derkach era già campionessa italiana di prove multiple: a livello giovanile il titolo tricolore viene infatti assegnato anche ad atleti non nati in Italia e in attesa di cittadinanza. Una cittadinanza che per Dariya è arrivata solo nel 2013, col retrogusto amaro di non aver potuto partecipare un anno prima ai Giochi Olimpici di Londra. Sempre nel 2013 il trasferimento a Formia, dove qualche anno prima aveva avuto la gioia di conoscere Tatyana Lebedeva, Yelena Isinbayeva e Tyson Gay, stelle dell'atletica mondiale. Fino a quell'anno la neo campionessa d'Europa aveva coltivato nell'Agro Nocerino le sue doti. Allenandosi allo stadio San Francesco di Nocera Inferiore, sotto la guida di papà Serhiy e al fianco di Sissi Di Loreto, atleta di Nocera Superiore di poco più grande di Dariya. Amiche anche fuori dalla pedana salto in lungo per Sissi, anche triplo per la Derkach hanno condiviso allenamenti e sacrifici: «Ricordo le difficoltà per riuscire ad allenarci sottolinea la Di Loreto nonostante i nostri buoni risultati. Facevamo riscaldamento all'esterno dello stadio, sul cemento, in attesa che terminassero le sedute della Nocerina». Papà Serhiy si occupava anche dell'illuminazione di fortuna, perché nel periodo invernale, con le torri faro dello stadio ko, hanno dovuto pure lavorare quasi al buio. Ostacoli che hanno alimentato la caparbietà della nuova regina continentale. «Era già un talento già da piccola aggiunge l'amica Sissi . Suo padre mi raccontava che quando la mamma si allenava e gareggiava, Dariya la aiutava e a volte correva con lei.Il papà sognava di vederla un giorno alle Olimpiadi». Quel sogno a cinque cerchi si è realizzato per ben tre edizioni, purtroppo senza medaglie. Ma l'oro di Birmingham può rappresentare per Dariya Derkach un nuovo punto di partenza.