Mauro Valenti, fondatore e anima di Arezzo Wave, come immagina l’evento per i 40 anni? "Come una festa che guarda avanti, non un amarcord. Il 2, 3 e 4 ottobre porteremo in piazza quarant’anni di storia, oltre 2.000 gruppi da 5 continenti, due milioni di spettatori, sempre gratis, e soprattutto il futuro. Il 4 i 18 giovani di Aria di Musica, il progetto finanziato dall’Unione Europea e dalla Regione Toscana, saliranno sul palco con otto brani iconici di artisti passati da Arezzo Wave – da Fossati a Carmen Consoli, da Fabri Fibra a Gianna Nannini – prodotti da Saverio Lanza. Quarant’anni si festeggiano così: con i ventenni sul palco".
E se fosse l’occasione per ripartire da zero come nell’87? "Nell’87 non copiammo nessuno e non lo farei nemmeno oggi: non rifarei il festival di allora né quello di nessun altro. Ho un’idea diversa, di livello internazionale, perché Arezzo merita un progetto culturale con un’identità unica, non una rassegna. Ma i progetti seri si presentano prima a chi amministra la città, non sui giornali. Chi si aspetta il festival di vent’anni fa rimarrà spiazzato".
L’interrogazione dei consiglieri Pd Ceccarelli e De Robertis va nella direzione che indicava? "Sono contento che oggi tutto il consiglio comunale, opposizione compresa, riconosca il valore di Arezzo Wave: vent’anni fa non era così scontato. Non entro nelle dinamiche politiche. Giudicherò dai fatti. La direzione giusta è quella che produce risposte concrete: un incontro, degli spazi, un sostegno. Il resto sono parole".






