Monsignor Armando Umberto Gianni, cappuccino, missionario, primo vescovo di Bouar, è tornato alla Casa del Padre. Si è spento a Genova, nell’infermeria dei Frati Cappuccini, dopo un tempo di fragilità che lo aveva riportato definitivamente in Italia, nella terra che lo aveva visto nascere e che non aveva mai smesso di abitare il suo cuore. Aveva 86 anni, e una storia che ne conteneva almeno il doppio: perché ci sono vite che si dilatano, che diventano più grandi dei confini in cui sono nate.
La sua cominciò a Gragnola, il 23 settembre 1939, quando quel piccolo borgo lunigianese era ancora frazione di Fosdinovo. Da lì, giovanissimo, scelse la via dei Frati Cappuccini e nel 1963 fu ordinato sacerdote. Un anno dopo partì per il Centrafrica: un viaggio che non sarebbe stato un trasferimento, ma l’inizio di una vocazione totale.
In Centrafrica trascorse quasi tutta la sua vita. Parroco a Bozoum, poi a Ngaoundaye, divenne nel 1978 il primo vescovo di Bouar, chiamato a edificare una diocesi nuova, nata da una porzione dell’immensa Berbérati. Non era un compito semplice: significava dare forma a una Chiesa dove mancava tutto, dalle strutture ai sacerdoti. Mons. Gianni lo fece con la pazienza dei costruttori e la tenacia dei missionari. Sotto la sua guida sorsero la cattedrale, il seminario, le scuole; arrivarono comunità religiose; crebbero vocazioni. Bouar divenne una delle diocesi più vive del Paese, seconda solo a Bangui per numero di alunni nelle scuole cattoliche.







