Ambrogio

Mario Alberto Marchi

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Milano è la culla del berlusconismo, dunque tocca a Forza Italia indicare il candidato sindaco. Alessandro Sorte lo dice senza attenuazioni in una intervista a Libero: se qualcuno nel centrodestra ha mai vinto in questa città sono stati gli azzurri, due volte con Gabriele Albertini e una con Letizia Moratti, e da qui discende la pretesa di tenere la regia. Al presidente del Senato, salito sul palco di un convegno senza avvisare, rimprovera di non aver fatto neppure una telefonata per rispetto alla loro storia. A Fratelli d’Italia, primo partito della coalizione, concede il primato e nient’altro: se lo rivendichino pure, ma non vengano a spiegare a Forza Italia cosa deve fare. Il candidato, avverte, non potrà essere una figura connotata politicamente sul piano nazionale.

Sorte affronta la sicurezza, e qui la frase da leggere due volte è un’altra. Dice di sentir parlare di rastrellamenti, di remigrazione, di politiche dei blocchi navali, e liquida il tutto come «slogan da campagne elettorali» destinati a non trovare applicazione quando si governa una città. Non fa nomi. Non ne ha bisogno: remigrazione e blocco degli sbarchi sono due punti del programma di Futuro Nazionale, e rastrellamenti è la parola che Roberto Vannacci ha usato pochi giorni fa a proposito di Rogoredo.