La decisione della Regione Calabria di introdurre l’emodinamica itinerante accende un dibattito che va ben oltre la logistica sanitaria. La prossimità territoriale non può essere considerata, da sola, garanzia di qualità e sicurezza, né può diventare un alibi per rinviare una programmazione sanitaria strutturale. A lanciare l’allarme è Giusy Iemma, vicesindaca di Catanzaro e cardiologa, che in una nota stampa invita a una riflessione seria sul modello proposto dall’assessorato.Comprendere l’esigenza di garantire assistenza anche nei territori più periferici e difficili da collegare è doveroso, ma trasferire periodicamente professionisti da un presidio all’altro rischia di generare più problemi di quanti ne risolva. “La mobilità degli specialisti può essere uno strumento temporaneo. Non può diventare il modello organizzativo”.

Emodinamica itinerante, perché la Regione vuole le équipe in movimento

L’idea di portare l’emodinamica nei presidi più lontani nasce dalla necessità di ridurre i tempi di accesso alle cure cardiologiche interventistiche in una regione come la Calabria, segnata da disomogeneità infrastrutturali e collegamenti complessi. Tuttavia, secondo Iemma, la frammentazione dell’attività può comportare maggiori costi organizzativi e aumentare il rischio di complicanze, proprio per questo i modelli europei e internazionali più avanzati privilegiano la concentrazione delle procedure complesse nei centri ad alti volumi.