Finalmente una buona notizia da Gaza. I bambini fino a 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta sono calati all'1,3%. Un risultato quasi incredibile, dopo le vicissitudini di questi anni. E ancor più sorprendente se paragonato ai tassi di malnutrizione acuta dei Paesi vicini: Siria 12%, Sudan 17%, Yemen 16%. Perfino in Paesi non toccati dalla guerra i bimbi stanno peggio che a Gaza: Egitto 3%, Giordania 2%. Sono dati Onu. Il suo Ocha (Office for the coordination of humanitarian affairs) il 7 agosto ha pubblicato i risultati di un'indagine condotta a giugno su un campione di 1335 bimbi da 0 a 59 mesi, che copre l'83% della popolazione.

Naturalmente a Gaza si soffre ancora. Il 12% dei bimbi mangia poco e male: "malnutrizione cronica" che causa problemi di crescita. Uno su tre ha avuto diarrea o febbre nelle due settimane prima dell'indagine. Unicef, Fao e Wfp (World food program) avvertono che la crisi non è finita, e che 74mila bambini dovranno essere curati nel prossimo anno. Ma sono un po' più lontane le notizie drammatiche che arrivavano dalla Striscia fino a un anno fa.

La tregua, seppur violata, permette finalmente la distribuzione di cibo, senza taglieggiamenti e incidenti.

I risultati dell'indagine avrebbero potuto essere perfino migliori, con percentuali di malnutrizione acuta sotto l'1%, se non si fosse tenuto conto dei due campi profughi palestinesi di Rafah e Khan Yunis. Dove peraltro la miseria dura da quasi 80 anni: i primi rifugiati arrivarono nel 1948.