Perché l’Emodinamica dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme è stata programmata con operatività H6/H12, sostanzialmente destinata alle attività programmate, senza essere inserita nella Rete SCA per la gestione delle emergenze legate allo STEMI? È la domanda al centro dell’interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, e indirizzata al presidente della Giunta regionale.“Parliamo di una sala già realizzata e attrezzata attraverso un rilevante investimento di risorse pubbliche, la cui piena attivazione è attesa da anni. Occorre conoscere le valutazioni tecniche che hanno determinato l’attuale configurazione e verificare se risponda davvero ai bisogni del territorio”, afferma Bruno.La questione si inserisce nel percorso della programmazione regionale della rete cardiologica e, in particolare, nelle modifiche intervenute tra il DCA 78 del 26 marzo 2024 e la più recente DGR 400 del luglio 2026.
Dal DCA 78 alla nuova programmazione regionale
Il DCA 78 aveva attribuito a Lamezia Terme una configurazione EL/EM, relativa a un punto di Elettrofisiologia con previsione di attività di Emodinamica, contemplando anche la possibilità di un inserimento nella Rete SCA attraverso un successivo riassetto organizzativo con l’Hub o con uno Spoke di riferimento.La DGR 400 ha invece previsto per Lamezia Terme, Paola e Rossano laboratori di Emodinamica con operatività H6/H12, destinati alla diagnostica invasiva, al follow-up e alle attività programmate. I tre presidi restano così fuori dalla gestione dello STEMI.Nel caso di Lamezia, la nuova configurazione mantiene Cardiologia e UTIC, ma non individua il “Giovanni Paolo II” come centro di Emodinamica per le emergenze.“La questione non può essere ridotta a una contrapposizione tra territori né alla sola distanza tra Lamezia e Catanzaro. Bisogna considerare il bacino effettivamente servito, la provenienza dei pazienti, il numero degli STEMI e delle PTCA, i trasferimenti verso altri centri e soprattutto i tempi reali che intercorrono tra la diagnosi e l’accesso alla riperfusione”, sottolinea Bruno.









