Leone XIV ha incontrato, in Assisi, giovani provenienti non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa e da altre parti del mondo, convenuti nella “città serafica” nel nome di Francesco: questi professò una devozione incondizionata verso la «santa Chiesa romana» (così nel suo Testamento ), coniugando la scelta di Cristo e della sua sequela con una chiara e decisa professione di obbedienza e di ortodossia; troppe e troppo chiare le sue dichiarazioni in tal senso per poterne dubitare. Non sottomise, d’altronde, al discernimento di Innocenzo III e della Sede Apostolica quell’intuizione religiosa che gli era stata rivelata dal Signore, come affermò ancora, sempre nello stesso Testamento ?Con i papi, peraltro, l’Assisiate ebbe un rapporto significativo. Tommaso da Celano narra del timore manifestato dal cardinale Ugo di Ostia nel vedere che il santo, mentre predicava davanti a Onorio III e ai cardinali, non riuscendo più a contenersi per la gioia, nel proferire le sue parole muoveva i piedi quasi stesse saltellando. L’agiografo precisa che Francesco si comportò in quel modo perché ardeva del fuoco dell’amor divino, ciò che fece sì che quella strana predicazione provocasse non il riso degli ascoltatori, ma piuttosto un pianto di dolore. Tuttavia, durante la predica il cardinale stette come su carboni ardenti, pregando Dio con grande intensità perché quella semplicità non causasse il disprezzo dei suoi confratelli e del pontefice. Scena realissima, che Tommaso recepì dal cardinale di Ostia, nel frattempo divenuto Gregorio IX, committente dell’opera, e riferì nella sua integrità. Assisi verso Roma, dunque!Fin dalle origini è però possibile rilevare anche un movimento opposto: vale a dire, che non fu solo Francesco a muoversi verso Roma, ma anche la Sede Apostolica a dirigersi verso Assisi. Il santo, infatti, morì nella sua città la sera del 3 ottobre 1226. Poco meno di due anni dopo, il 16 luglio 1228, Gregorio IX si recò personalmente nella città umbra per presiedere alla cerimonia della sua canonizzazione. D’allora in poi, non è stata cosa infrequente la visita di un pontefice romano nella città umbra.Venendo in Assisi a un incontro di giovani, Leone XIV ha additato alla Chiesa tutta questioni di grande importanza, a partire dalla centralità del “cantiere giovani”. Il fatto che essi rappresentino il futuro, comporta, difatti, una duplice responsabilità: da un lato, la disponibilità dei giovani a compiere scelte coraggiose; dall’altro, la necessità che noi adulti sappiamo farci da parte per favorire il loro reale protagonismo. Quindi, la scelta di uscire, di andare verso di loro, di non attendere che fossero essi a recarsi da lui, ma d’incontrarli là dove essi si radunano, in luoghi che quasi mai sono quelli di consueto finora utilizzati. L’autore della Lettera agli ebrei , non c’invita forse a uscire «fuori dell’accampamento» (13,13), vale a dire fuori dai luoghi dove ci sentiamo sicuri, per incontrare il Signore là dove non siamo abituali a cercarlo?Solo così i semi gettati dalla visita di Leone XIV potranno davvero portare frutto...
Francesco e i Papi, fedeltà a Cristo e alla Chiesa
Il santo seppe coniugare la sequela di Gesù e una chiara professione di obbedienza e di ortodossia. La recente visita di Leone XIV ad Assisi rilancia intanto la centralità del “cantiere giovani”






