«Il mio cliente è altamente affranto per quanto accaduto. Quanto successo non era nelle sue intenzioni, lui si è difeso» perché «è stato aggredito con oggetti contundenti da un gruppo di cinque, sei persone, una delle quali ha mostrato un’arma da sparo minacciandolo». È quanto dichiara Enrico Alvisi, difensore del 17enne che questa mattina ha confessato ai carabinieri il delitto di Cosimo Quagliarella, morto a 18 anni dopo essere stato accoltellato a Trani.

«Non c'è stata alcuna rissa tra gruppi rivali: il mio assistito era con gli amici per una grigliata, stava mangiando un panino quando è stato raggiunto da queste persone che lo hanno picchiato: è stato un raid», continua l’avvocato spiegando che il 17enne «ha riportato diverse contusioni che confermano che si è trattato di una aggressione unilaterale subita dal mio assistito che si è dovuto difendere».

«Lui ha confessato la paternità, la materialità del fatto, escludendo l’intenzione omicidiaria - prosegue Alvisi - e, al momento, nessuna misura è stata adottata in quanto non ci sono i presupposti per l’adozione di un provvedimento».

Ad innescare quanto successo sarebbero stati «antecedenti attriti» tra il 18enne e il presunto assassino. «Entrambi avrebbero avuto una relazione con la stessa ragazza, - spiega il legale - non so se contemporaneamente oppure no: questo è da approfondire, ma ci sono chat che testimoniano un interesse condiviso».