Il “via libera” annunciato nei giorni scorsi – per l’ennesima volta – dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini in merito al ponte sullo Stretto di Messina esiste formalmente, ma poggia su un centinaio di prescrizioni e raccomandazioni che investono alcuni dei fondamenti del progetto: rischio sismico, geologia, fondazioni, materiali, carichi, corrosione e innalzamento del mare. Il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici consente dunque la prosecuzione dell’iter, ma rende di fatto impossibile l’avvio dei cantieri entro la fine dell’anno auspicato dal ministro, e di fatto pone nuovi pesantissimi paletti alla messa a terra dell’opera.

Nelle 353 pagine della relazione, trasmessa il 6 agosto e redatta da una commissione composta da 76 tecnici, il Consiglio chiede che le indicazioni siano recepite già nella prima fase del progetto esecutivo. Il Governo ha modificato le norme per consentire alla società Stretto di Messina di procedere per stralci, ma l’organismo tecnico prescrive una verifica dell’ottemperanza al termine della Fase A, così da disporre di un quadro unitario prima di passare alla Fase B.

«Si tratterà, con tutta evidenza, di un sistema composito di risultati, estremamente articolato ed eterogeneo, da valutare in modo necessariamente organico e contestuale», si legge nelle conclusioni. Prima della seconda fase dovranno essere stabilite e valutate le condizioni tecniche necessarie «con il necessario livello di conoscenza e di consapevolezza». La mole degli adempimenti richiederà mesi.