Il primo sorpasso è arrivato nel 2024, quando anche il fotovoltaico ha prodotto nell’Unione europea più elettricità sia del carbone fossile sia della lignite, con le due fonti fossili più inquinanti che erano già state superate da idroelettrico e eolico nel 2023. Ma la lunga ritirata è proseguita nel 2025, quando – secondo i dati comunicati oggi da Eurostat – il carbone ha coperto appena il 9,2% della produzione elettrica lorda dell’Ue, la quota più bassa mai registrata. Già nel 2024 il suo contributo era sceso per la prima volta sotto il 10%.
Nel dettaglio, il carbone fossile – l’hard coal nella classificazione Eurostat – ha generato 105.601 GWh, pari al 3,7% della produzione elettrica europea. La lignite si è fermata a 154.186 GWh, con una quota del 5,5%.
Nel 1990 il quadro era radicalmente diverso: carbone fossile e lignite costituivano rispettivamente la seconda e la terza fonte elettrica dell’Unione, con quote del 19,8% e del 15,3%. Insieme fornivano dunque il 35,1% dell’elettricità prodotta. Nel 2000 il contributo complessivo era già diminuito al 30,4%, per poi continuare a scendere quasi ininterrottamente, fatta eccezione per alcuni lievi rimbalzi nel 2011-2012 e nel 2021-2022.







