Il tribunale di Bolzano sarebbe crollato per negligenza durante i lavori, omessi controlli e difformità rispetto a quanto previsto nel progetto esecutivo. E’ l’ipotesi che guida l’inchiesta della Procura a 26 giorni dal cedimento avvenuto poco dopo l’alba (e grazie a questo non provocò feriti). Gli indagati sono 5 e dovranno rispondere di disastro colposo in concorso. Il crollo del 16 luglio aveva interessato i pilastri oggetto dei lavori di demolizione e ricostruzione.

Secondo una prima ricostruzione dei pm, durante la sostituzione dei pilastri nord dell’atrio al primo piano e dei corrispondenti sostegni al piano terra, sarebbero infatti stati trascurati i controlli indispensabili su progettazione, esecuzione e stabilità dell’opera. Le strutture demolite e ricostruite, secondo gli inquirenti, non avrebbero rispettato quanto stabilito dal progetto esecutivo. Sarebbero state quindi un insieme di imprudenze e violazioni delle norme di sicurezza a portare al collasso del Palazzo di Giustizia.

Gli indagati, che non si esclude possano aumentare nelle prossime settimane, sono Luca Carmignola, responsabile unico di progetto e a capo dell’Ufficio per la gestione tecnica delle costruzioni della Provincia, Matteo Mottironi, progettista, direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza, Costante Minato, legale rappresentante dell’impresa appaltatrice Merotto Bau, Alfonso Miotto, incaricato di sovrintendere i lavori per la stessa ditta e infine Vanni Marcolin, presidente del consiglio di amministrazione di Biemme Tecno, l’azienda subappaltatrice per le lavorazioni in acciaio.