Questo è il terzo articolo della serie “Il turista”, quattro reportage su alcuni dei luoghi simbolo del turismo in Italia.

L’indicazione per il mare arriva già in autostrada. La freccia gialla è ben visibile, e ingigantisce l’aspettativa. Ma il mare non arriva mai. Bisogna proprio andarselo a cercare. E alla fine eccolo: se ne stava nascosto dietro gli alberghi che si inseguono per una decina di chilometri, formando una muraglia nella quale spiccano anche molti grattacieli che fanno del lido di Jesolo una sorta di mare verticale.

Quella muraglia pare l’applicazione alla spiaggia della propensione veneta al lavoro. Si deve far girare ciò che si ha. Altrove c’è il capannone. Qui ci sono gli alberghi. E sono senz’altro loro i veri padroni di questa capitale della vacanza hotel-ombrellone tutto incluso, archetipo della villeggiatura all’italiana, dove però per una parte dell’anno si parla soprattutto tedesco. E allora la prima impressione, quando si arriva, è che non ci sia altro, neanche il mare. Soltanto alberghi e tedeschi. Che sono tantissimi.

Per le strade la loro presenza è molto evidente. Sui tavoli di bar e ristoranti già a metà mattina si inseguono grandi boccali di birra, complice anche un cielo che mostra qualche incertezza. Sono invece insolitamente pochi i telefoni. Si chiacchiera, piuttosto. Si passeggia. E qualcosa vorrà pur dire.