Alberto Stasi e Andrea Sempio si trovano ormai da anni, loro malgrado, al centro di uno dei casi giudiziari più dibattuti e complessi della recente storia: l'omicidio della 26enne Chiara Poggi, impiegata laureata in economia all'Università di Pavia, quasi scivolata silenziosamente in secondo piano in mezzo a flash, telecamere e inchiostro, nascosta nel gioco dei sospetti dai protagonisti - volontari e involontari - di questo giallo che ormai da quasi vent'anni fa discutere l'Italia.
Studente della Bocconi, Stasi era appena tornato da una vacanza in Inghilterra e stava lavorando alla tesi di laurea in Economia il 13 agosto 2007, quando la fidanzata, allora 26enne, venne uccisa nella villetta di Garlasco in cui abitava con i genitori. Sguardo glaciale, capelli biondi, è in carcere dal dicembre 2015 nonostante si sia sempre dichiarato innocente.
Ammesso all'inizio del 2023 al beneficio del lavoro esterno, un impiego da contabile in uno studio professionale, un anno fa ha ottenuto la semilibertà. Quarantatré anni il prossimo 6 luglio, in attesa di capire chi proseguirà l'inchiesta della Procura di Pavia su Sempio e l'eventuale richiesta di revisione della sua condanna, presto potrà chiedere anche l'affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa alla detenzione. Attende di conoscere il suo destino anche l'altro protagonista di questa vicenda giudiziaria senza fine, Andrea Sempio. Amico del fratello minore di Chiara Poggi, Marco, con il quale giocava ai videogiochi sul computer della vittima, oggi ha 38 anni. Barba incolta, sguardo smarrito, la nuova inchiesta nei suoi confronti - la seconda dopo quella archiviata nove anni fa - lo ha costretto persino a lasciare il suo lavoro da commesso in un negozio di telefonia. "Mi aspetto un rinvio a giudizio", ha detto in una delle sue ultime apparizioni televisive, quasi rassegnato. "Meno male che non mi sono costruito una famiglia, non avrei mai voluto che si fossero trovati in mezzo a queste vicende...". Attorno a Stasi e Sempio ruotano famigliari e amici di Chiara Poggi. I genitori Giuseppe e Rita, che continuano ad abitare nella villetta della mattanza, il fratello Marco, ingegnere che per cercare di lasciarsi alle spalle questa storia si è trasferito in Veneto, le cugine Stefania e Paola Cappa, figlie del celebre avvocato Ermanno Cappa, diventate famose per il fotomontaggio con la cugina dopo il massacro nella villetta di via Pascoli. Depositarie di inconfessabili segreti per molti, non sono mai state indagate. Con loro anche gli amici dell'epoca e uno stuolo di avvocati e consulenti che in quasi vent'anni di battaglie legali hanno trovato la loro fama.








