di
Marco Sabella
Il rendimento del Fondo ha raggiunto il livello record del 9,4%. Circa un quinto delle spese per il welfare, l’educazione e la salute in Norvegia sono finanziati con gli utili di gestione di un patrimonio che ha raggiunto i 2.380 miliardi di dollari
Buone notizie per i cittadini e i contribuenti norvegesi. Ieri il fondo sovrano di Oslo, lo Statens pensjonfond, letteralmente il Fondo pensione statale, fondato nel 1990 e arrivato ad amministrare una ricchezza di oltre 2.380 miliardi di dollari, ha comunicato i risultati di rendimento del primo semestre del 2026. E sono numeri impressionanti perché da gennaio a giugno l’utile netto della gestione ha toccato i 160 miliardi di euro, recuperando così le pesanti perdite registrate nei primi tre mesi dell’anno. Il rendimento è stato del 9,4% — il più alto nella storia del fondo se calcolato in corone norvegesi — ed è riconducibile in gran parte alle partecipazioni azionarie in aziende tecnologiche asiatiche e statunitensi, che hanno registrato una forte crescita grazie all’enorme domanda di dispositivi per l’intelligenza artificiale.
Le scelte di investimento; il boom delle azioni hi techIl fondo sovrano norvegese, ufficialmente denominato in inglese Government Pension Fund Global e gestito da Norges Bank Investment Management (Nbim), investe i proventi derivanti dall’estrazione di petrolio e gas del Mare del Nord nei mercati finanziari globali. Non spende direttamente le ricchezze nel breve termine, ma le fa fruttare in azioni, obbligazioni e immobili internazionali per sostenere il bilancio dello Stato e le generazioni future. Tuttavia una parte cospicua degli utili generati annualmente viene dirottata in finanziamenti diretti al welfare nazionale: pensioni, sanità, istruzione, tutela del patrimonio ambientale. L’imponente stock di ricchezza accumulata, che corrisponde a un attivo personale di circa 400 mila dollari per ognuno dei 5,5 milioni di cittadini norvegesi, è attualmente investito per circa il 72,1% del totale in azioni globali, tra cui spiccano le partecipazioni in Nvidia (1,24%), Apple (1,17%), Alphabet (1,27%) e nella società taiwanese di semiconduttori Tsmc (1,7%). Per circa il 26% in obbligazioni governative e societarie per garantire stabilità, e una quota minoritaria (intorno al 2%) in proprietà immobiliari commerciali e progetti infrastrutturali non quotati legati all’energia pulita.






