È un mondo in fiamme, tormentato, devastato e senza pace, quello che ogni giorno si macchia di guerra, di violenza, di dolore. "Leggo i giornali o accendo la tv, e quotidianamente si parla di centinaia di morti, di bambini affamati, di famiglie straziate. Trovo impressionante che ormai si sia arrivati a ricevere notizie nefaste quasi senza battere ciglio, come se fosse un’abitudine", osserva Riccardo Muti che il giorno di Ferragosto al Festival di Salisburgo (con repliche anche il 16 e il 18 agosto) tornerà a dirigere i Wiener Philharmoniker in un concerto sempre attesissimo, sold out da mesi. Quest’anno verrà eseguita una composizione iconica e potentissima, a cui il Maestro è particolarmente legato, la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, accompagnata da un messaggio solenne: "Insieme all’orchestra, al coro e ai solisti, abbiamo deciso di dedicarla alle vittime innocenti di tutte le guerre e di tutte le ingiustizie che costellano il mondo – annuncia Muti –. Per il mio 85° compleanno e per i 55 anni della mia presenza a Salisburgo (vi debuttò nel 1971, invitato da Herbert von Karajan, ndr), desidero che questi tre concerti possano portare un segno forte di speranza".
Nel Requiem c’è questa speranza? "Sì perché, dalla prima parola all’ultima, il Requiem è una profondissima preghiera. Mi sono trovato talora a dover convincere orchestre o cantanti che lo trattavano come un’opera: per esempio, ho dovuto insegnare a vari tenori che il “Kyrie eleison“ non è una frase eroica, ma un’implorazione, “Signore, pietà“, e come tale va cantata. In questa preghiera dobbiamo unirci tutti, come ci ricorda Papa Leone. E tanto più oggi, sento che il “Libera me“ che conclude il Requiem abbia il significato di un’invocazione per tutto il mondo".






